Nessuno, mentre i giornali annunciavano la minaccia di ulteriori modifiche al provvedimento sulle intercettazioni e una sua calendarizzazione estiva, si sarebbe aspettato una battaglia parlamentare di tre giorni, senza pausa notturna, su un decreto che prevedeva un riassetto degli “enti lirici”. Eppure è accaduto.
Non se n’è accorto nessuno, ma a un certo punto, in un dì di giugno, c’è stato un dibattito culturale. Intendiamo uno vero, di quelli in cui si discute del significato delle parole, dell’origine delle identità, di storia, geografia e così via.
Le celebrazioni incombenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia sono occasione d’inevitabile riflessione anche sul senso attuale dello stare insieme. C’è il rischio di perdere un’occasione, celebrando male. La conoscenza scarsissima della storia patria da parte della maggioranza dei cittadini si è già manifestata, purtroppo, anche a riguardo di questa ricorrenza. Aver incentrato l’avvio del processo celebrativo sulla figura di Giuseppe Garibaldi e sull’impresa dei Mille è una falsa partenza.
Ovviamente ci attendono tempi grami. Bisognerà stringere la cinghia, crescerà la disoccupazione, molte imprese non ce la faranno, aumenterà il costo della vita. La cosa si può affrontare in maniera responsabile o irresponsabile. Per ora, almeno nei media, prevale la seconda. L’annuncio di una nuova austerity ha dato la stura all’ennesima, noiosa, cialtrona campagna anti-parlamentare. Chi sia l’imbecille di genio che ha creato l’immagine retorica della “casta” non saprei, ma un giorno andrà ricordato.
Quello che è accaduto prima della focosa direzione nazionale del Pdl, ma soprattutto ciò che è avvenuto e sta avvenendo dopo quel doloroso confronto, ha più a che fare con gli equilibri irrisolti di An che con l’impossibilità di una leadership bicefala. Che ci siano problemi tra Fini e Berlusconi è innegabile, ma non c’è problema politico che non abbia una soluzione.