Se aveva ragione Platone nel Menesseno quando scriveva che «la costituzione dello Stato è il mezzo col quale si formano gli uomini; buona se buoni cittadini produce; cattiva se cattivi», potrebbe avere ragione chi dice che la nostra Costituzione andrebbe rivista. Perché, è indubbio, il civismo non è certo la caratteristica per la quale passerà alla storia la nostra Repubblica italiana. La corruzione, semplificando, è il prevalere dell’interesse personale sull’interesse collettivo, o quanto meno il suo risultato.
La ricostruzione dell’Aquila è entrata nell’immaginario nazionale e internazionale come una delle prove in base ai cui risultati l’attuale governo Berlusconi verrà ricordato. Nell’immediato, l’approvazione dell’operato è stata unanime, Guido Bertolaso è diventato una sorta di simbolo di una possibile nuova classe dirigente italiana: efficente, sobria, semplice e professionale. A distanza di un anno, purtroppo, l’entusiasmo sembra essere sfumato e sta lasciando spazio alla delusione o almeno al dubbio.
Secondo una statistica dell’Encyclopaedia Britannica sulle appartenenze religiose in Europa risalente al 1997 - ma non ci risulta ce ne siano di più recenti - i cristiani di diverse denominazioni ammontavano a 552.183.000 a fronte di una presenza islamica (di altrettanto varia osservanza) di circa 31.347.000.
Esiste una cultura particolare alle origini del Pdl? Certamente no. Il Pdl è senz’altro un partito plurale. Un partito di tutti e quindi un partito di ognuno. Qualcuno ha sollevato un sopracciglio in merito ad alcune dichiarazioni in occasione dell’anniversario della morte di Bettino Craxi.
La libertà non è un concetto inventato dai moderni. La libertà c’era prima dei liberali, per dirla con Quentin Skinner, e vieppiù prima dei libertari e persino dei libertini. Difficile trasformare la libertà in un -ismo. Malgrado il tentativo di molti, la libertà non si lascia catturare.