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Lasciate abbaiare i cani, passa una carovana

Scritto da Marcello de Angelis , 02-07-2007 02:00

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Pubblicato in : , Articoli 2007


Quando ero ragazzino i vecchi dicevano “più si legge e meno si sa”. Più imparavo e più mi dicevano “chi sa fa, chi non sa insegna”. Facendo tesoro di questi insegnamenti, credo che la funzione di questa rivista sia anche cercare di rappresentare un periodico punto di ancoraggio nella inevitabile confusione provocata dal tempestare delle informazioni e delle “analisi immediate” della politica. Ogni tanto bisogna fermarsi e fare il punto, fermarsi poco, quanto basta per fare un giro d’orizzonte e vedere se stiamo andando nella direzione giusta, e poi ripartire con passo più sicuro. Oggi, tutti parlano e tutti scrivono e forse bisogna ascoltare tutto e leggere tutto. Ma non avete la sensazione a volte che tutto questo parlare impedisca di sentire chiaramente quello che succede e tutto questo turbinare impedisca di vedere chiaramente le cose? “La politica o si fa o ti si fa”, era un altro ritornello della nostra adolescenza. E la politica la fa chi ha una visione chiara di ciò che sta accadendo e quindi formula una strategia e crea fatti che vanno nella direzione auspicata; chi invece corre dietro alle contingenze, ai dibattiti “attuali”, corre dietro alle notizie non è padrone del proprio agire, si fa portare dal vento, si fa muovere da chi decide di quali argomenti bisogna parlare e di quali no. Wagging the dog è la formula inglese molto immaginifica: “la coda che agita il cane” anziché viceversa. Noi non vogliamo farci agitare ma, se possibile, vogliamo agitare.

Ho riflettuto su quale sia il “senso” di Area, su cosa l’abbia fatta sopravvivere per più di undici anni, a cosa serva e a cosa sia servita. Sicuramente in vari momenti è servita a orientare il dibattito interno, lanciare campagne politiche e soprattutto arginare tentativi di “svolte” dovute ad infatuazioni momentanee e spesso eterodirette. Ma ciò che conta nella vita sono i dati permanenti, non quelli occasionali. Il dato permanente è che Area ha una platea di alcune migliaia di lettori che nel tempo, pur ampliandosi e comprimendosi, è restata in buona parte fedele. Chi sono queste persone e perché leggono Area? Alcune per informarsi certo, moltissime, credo, per restare in contatto con “una” realtà, per schiarirsi a cadenze fisse le idee che gli vengono confuse, com’è umanamente logico, dal mitragliare delle esternazioni, dei commenti e delle notizie non verificabili che ogni giorno ti bersagliano dai giornali e dalla televisione. Siamo tutti prede di chi è a caccia di consenso, siamo tutti impallinati da chi ha bisogno che la pensiamo come loro o che ha bisogno che siamo così frastornati da non pensare.

In questo arsenale rivolto contro i nostri cervelli ci mancavano i sondaggi, arma finale del marketing politico, cioè la scienza che trasforma le grandi visioni che mobilitavano le nazioni in prodotti di consumo veloce da consumare su base quotidiana. Qualcuno li commissiona questi sondaggi, per essere sicuro di dire ogni giorno ai giornali quello che la maggior parte dei cittadini vuole sentirsi dire, anche se è l’opposto di quello di ieri, l’importante è essere i primi a dirlo.

Noi, in questi anni, per fortuna o qualche volta per lungimiranza, le cose le abbiamo sempre annunciate mesi prima che accadessero... A uso e consumo di chi, ci sarebbe da chiedersi. La mia speranza è che qualcuno tra quelle migliaia di persone che ogni mese buttano un pò di soldi e di tempo per leggere quello che scriviamo, abbia potuto togliersi la soddisfazione, con i propri colleghi o i propri vicini, di dire “io lo sapevo da mesi che sarebbe andata così...”. Fare e pubblicare analisi politiche è un servizio e il nostro è un servizio reso a tutti quelli che ci leggono. Diciamo che siamo, per certi versi, una rivista tecnica, come una di quelle che gli agricoltori leggono per sapere quale nuovo parassita sta per aggredire le proprie coltivazioni e quale sia il pesticida più innovativo per combatterlo. O magari come una rivista di cucina che ti dice come cucinare in modo più sano ingrassando e spendendo di meno. Ecco, noi facciamo questo con la politica, per gente che non pensa che la politica sia “una cosa sporca” o “tutto un magna magna” eccetera, eccetera, ma è bensì consapevole che questo è esattamente quello che il parassita del momento vorrebbe che la gente pensasse, per fargli abbassare la guardia o interessarsi ad altro.

Nella confusione del momento attuale - dove tutti dicono che la politica deve radicalmente cambiare, nuovi soggetti vengono pubblicizzati come se fossero dei cocktail alla moda (No Veltroni? No party!) e ognuno cerca di capire come e dove collocare se stesso nei nuovi scenari che verranno determinati non si sa da chi e per quali interessi - ho pensato che se si riuscisse a mantenere la calma tra le grida dei catastrofisti che urlano “tanto peggio tanto meglio” perché finora non hanno trovato un posto, se si potesse ignorare chi si fa alfiere di questa o quella lamentazione per assicurarsi un ruolo, e si riuscisse invece a tenere serrate le fila e chiare in mente poche parole d’ordine di buon senso, alla fine della traversata del deserto - che secondo tutti sembra inevitabilmente incombere - un numero importante di persone salde e lucide, sintonizzate tra loro e coese, libere da superstizioni e torcicolli, senza personalismi e miopie, potrebbero determinare il destino di se stesse e di noi tutti. Sarà un sogno, ma mille persone attente e di buone letture potrebbero fare la differenza. Più di tante lobby e più dei poteri forti.


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Ultimo aggiornamento ( Martedì 30 Settembre 2008 16:06 )