| Scritto da Marcello de Angelis,
07-04-2009 14:59
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Pubblicato in : , Articoli 2009 |
In una Londra in stato di assedio, mentre migliaia di persone, fuori dal palazzo, chiedevano ai Grandi di cambiare il mondo e di punire banchieri e speculatori ritenuti colpevoli della crisi, l’ultimo G20 ha segnato un’altra tappa di allontanamento tra Usa ed Europa. In particolare, Nicholas Sarkozy e Angela Merkel hanno messo in guardia dai «falsi compromessi».
«Sulle regole della finanza non si tratta», ha affermato con durezza il presidente francese. E il cancelliere tedesco non è stata da meno: «Chi non rispetta le regole» ha ribadito, «deve essere identificato». Nel loro mirino chiaramente gli Stati Uniti. «Il presidente Obama è stato eletto con lo slogan yes we can» ha ricordato sempre Sarkozy, «e noi gli diamo fiducia, ma anche la sua amministrazione deve seguirlo». E la Merkel ha aggiunto che quello che stiamo vivendo è il tempo delle «decisioni concrete». La crisi è dura, occorrono risposte effettive. Il peso degli asset tossici e l’incertezza causata dal rischio di credito sono un problema drammatico per i mercati finanziari mondiali. Un problema che rischia di contagiare presto l’economia reale.
Il pragmatismo americano non è bastato ai francesi e ai tedeschi, che hanno chiesto con forza di «dare una coscienza al capitalismo internazionale», adottando una serie di misure contro i paradisi fiscali e sui nuovi meccanismi di controllo della finanza internazionale, sottomettendo per la prima volta gli hedge fund alla supervisione di una nuova agenzia internazionale e di un fondo del Fmi. Il nodo da sciogliere è rappresentato proprio dalla quantità di risorse da assegnare al fondo monetario, dai soldi da destinare agli aiuti all’export e dalla lotta ai paradisi fiscali. Il premier italiano Silvio Berlusconi ha giocato, intanto, la sua partita con un “profilo basso”, con la certezza che il più verrà fatto nel G8 sotto presidenza italiana. Sarà il prossimo luglio alla Maddalena, ha assicurato Berlusconi, che verrà varato «il nuovo codice dei comportamenti finanziari ed economici».
Intanto il premier ha incassato l`accordo appena stipulato con le Regioni sul “Piano casa”. Un accordo che consente al centrodestra di archiviare il passo falso iniziale, che aveva provocato la reazione delle Regioni e le perplessità del Quirinale. Come ha notato Massimo Franco, sulle pagine del Corriere della sera: «Nonostante qualche larvata riserva affiori anche adesso, l`idea di mettere in circolo circa 6o miliardi di euro ottiene il placet anche dagli enti locali governati dal centrosinistra. È questo sfondo di conflitti tuttora governati, attutiti, che il premier è deciso ad additare agli altri Paesi sviluppati; e soprattutto a conservare il più a lungo possibile, con misure tese a ridurre al massimo i costi sociali della crisi. Stavolta, il governo scommette su un’anomalia italiana potenzialmente virtuosa; e in controtendenza rispetto a quanto accade in altre nazioni europee».
Intanto continua l’ascesa della Cina al rango di Grande Potenza: tanto che molti analisti, sulla scia dell’incontro fra Obama e Hu Jintao, suggeriscono che questo stesso sarà l’asse che ridefinirà gli equilibri del dopo crisi. Usa e Cina hanno concordato di lavorare insieme sulle questioni della Corea del Nord, del programma nucleare dell’Iran e del Sudan. Resta da trovare un’intesa sul valore del dollaro e sul suo ruolo come moneta di riferimento globale, sul debito pubblico americano e sulla governance delle istituzioni internazionali. Ma Pechino sa che senza i consumatori americani non riuscirà a sostenere la sua crescita fondata sulle esportazioni, mentre Washington non può ignorare che il primo creditore del suo Tesoro è la Cina.
Al di là di qualsiasi approccio ideologico, insomma, è sempre “l’interesse” a dettare la vera agenda della politica estera. Ed è giusto che l’Italia e l’Europa abbiano chiaro dove conduce quello “loro”.
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