| Scritto da Marcello de Angelis,
06-07-2009 15:34
|
Pagina vista : 1853  |
Pubblicato in : , Articoli 2009 |
Michael Jackson è stato un grande artista. Innovatore nella musica e nella danza e - come nel caso di molti grandi artisti - ha condotto un’esistenza che ha dato molti elementi di narrazione a cronisti, pettegoli e curiosi. Come spesso accade, anche la sua morte resterà avvolta nei “si dice”.
Una persona famosa non può morire in modo banale, come la maggior parte di noi. Quindi o aveva una malattia particolare, o si drogava, o si è suicidato, o ha inscenato la propria morte per scomparire agli occhi dei curiosi e continuare in pace un’altra vita, come Elvis Presley e Moana Pozzi. Oppure è stato rapito al cielo. Probabilmente dai suoi amici alieni. Il punto è che, fino a questo drammatico accadimento, le aperture dei telegiornali erano ingolfate di immagini drammatiche provenienti dall’Iran - con contorno di bombe in Iraq e combattimenti in Afghanistan - che sembravano volerci far comprendere che qualcosa di enorme stava accadendo, su cui era necessario che concentrassimo tutta la nostra attenzione, almeno per comprendere quanto le notizie che ci giungevano fossero fondate, quanto verificabili, quanto gonfiate o quanto foriere di altri e ancor più drammatici eventi.
Poi, d’improvviso, l’interferenza (acustica e visiva): “è morto Michael”. Non più servizi sugli studenti iraniani che lanciano appelli al mondo, ma interviste nelle strade a giovani che temono di non essere notati da nessuno se non indossano un cappello al contrario e non più dichiarazioni di politici barbuti e inturbantati che accusano i rivoltosi di essere agenti occidentali, bensì servizi che ricordano le accuse di comportamenti sordidi e immorali di cui il genio - perché sul fatto che lo fosse sono tutti d’accordo - era stato fatto oggetto.
Ora che l’autopsia è stata eseguita e il corpo inumato, ora che abbiamo appurato che Britney Spears non avrebbe mosso un solo passo su di un palco senza l’ispirazione del grande Jackson (non il reverendo punto di riferimento dei militanti neri, ma il cantante che il reverendo aveva criticato per essersi artificialmente “denegrizzato” rinnegando le propri origini), il clamore si placa e presto avremo i negozi invasi di cofanetti commemorativi con l’opera omnia del grande musicista.
Chiusa la parentesi si è tornato a parlare di Iran, o meglio di ciò che su blog, Youtube e Internet si trova alla voce “Iran”, ma il pathos è già smorzato. Come quando si accorre sentendo i vicini che battibeccano e si va via delusi perché dopo mezz’ora continuano a vociare ma non succede nulla di eccitante. Per saperne di più sulle vicende iraniane aspetteremo ancora un po’, non sapendo a tutt’oggi se sia vero che il nucleare a cui stanno lavorando i persiani abbia una vocazione civile o militare, o se siano più temibili una potenza regionale di 48 milioni di persone e una produzione petrolifera enorme che grazie all’energia atomica diventi anche potenza industriale, oppure uno Stato militante, con una popolazione formata a metà da reduci di una guerra decennale e in possesso di testate atomiche e con la propensione al “muoia Sansone con tutti i filistei”. Nel frattempo l’Italia avrà imposto forse delle sanzioni economiche, rinunciando al rapporto commerciale preferenziale mantenuto sino ad oggi mentre gli Usa, ex nemici assoluti ma più pragmatici, andranno a riempire i vuoti di import ed export che lascerà un’Europa più attenta ai diritti umani.
Probabilmente la rivolta si sarà spenta e l’Iran sarà tornato a una sorta di normalizzazione. Ahmadinejad si dichiara molto arrabbiato con gli occidentali, per supposte interferenze e per la credibilità assoluta concessa da subito alle istanze dei suoi oppositori e minaccia serie risposte, speriamo solo economiche. Per ora le note positive - in attesa di conoscere la sorte e il numero degli arrestati - sono che gli organi di stampa e le emittenti che fanno riferimento all’opposizione continuano a essere pubblicati e a trasmettere senza significativi impedimenti, segno evidente che la maggioranza al governo vuole tenere aperti dei canali di dialogo e dei margini di tolleranza.
Il regime - come lo definisce la nostra stampa - dopo aver espletato il riconteggio a campione in un dieci per cento dei seggi e aver confermato il vantaggio dei conservatori, ha garantito che avvierà un’inchiesta anche sulla morte di Neda Agha Soltan, che alcuni sostengono essere stata accidentale. Ovviamente, il capo dell’opposizione Mir Hossein Mussavi, ancora libero e tutt’altro che imbavagliato, afferma anticipatamente che qualsiasi risultato di qualsivoglia inchiesta o verifica provenga dal governo in atto è da ritenersi mendace. Quindi, ancora tutto potrebbe succedere. Come potremmo anche essere costretti nuovamente a porre ai margini anche queste riflessioni, dinanzi al nuovo scioccante allarme che ci giunge dai media dell’occidente estremo. Si starebbe infatti verificando un’ondata crescente di suicidi tra giovanissimi e non solo a seguito della notizia della morte di Jacko. Sociologi e psicologi si stanno chiedendo come affrontare l’emergenza.
|