| Il ritorno della politica |
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| Scritto da Marcello de Angelis |
| Lunedì 05 Aprile 2010 11:43 |
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In un grande convegno a Roma, la neonata Fondazione della libertà per il bene comune lancia la battaglia per il ritorno di un confronto costruttivo che stimoli la crescita di democrazia e libertà, facendo cultura nell’incontro tra società civile e politica, indipendentemente dall’appartenenza. La politica è l’incontro tra l’assoluto del pensiero e il reale possibile Giovedì 25 febbraio, la neonata “Fondazione della Libertà per il bene comune” ha realizzato la propria prima iniziativa, un convegno intitolato “Il ritorno della politica”, che si è aperto con una presentazione della fondazione da parte dello stesso presidente, il ministro Altero Matteoli, a cui ha fatto seguito un confronto tra il presidente della Camera Gianfranco Fini e il presidente del Copasir Massimo D’Alema sulla coesione nazionale, infine una lectio magistralis del ministro Giulio Tremonti sulla sovranità economica. È facile comprendere come il filo conduttore di questo primo incontro, che è anche il biglietto da visita della fondazione, sia stato la nazione: la sua unità, la sua coesione, il suo valore come risorsa comune, la sua indipendenza e sovranità.
Il nome di una fondazione è solitamente significativo della missione che ha scelto: il nome di questa fondazione è complesso, perché vuole, nei limiti del possibile, essere anche completo. Dopo secoli di esilio, è tornato nel nostro sentire comune il concetto di libertà che fu dei romani, dei pensatori classici ma anche degli umanisti rinascimentali: un uomo è libero se è cittadino di una libera nazione. La libertà individuale non dura, se non può essere vissuta all’interno di una società libera e di un libero Stato. Il cittadino di una nazione che non sia libera è il cittadino di una nazione asservita e quindi la sua libertà individuale non è che una percezione effimera. Se non c’è uno Stato che gliela può garantire e conservare, se non c’è una nazione che la può difendere, la libertà individuale dura solo fin quando l’arbitrio altrui vorrà porle fine. Una nazione, per essere libera e garantire la libertà, deve essere forte, deve essere autonoma, deve essere indipendente. La forza di una nazione è la forza di ogni singolo cittadino. La ricchezza di una nazione è la ricchezza di ogni suo cittadino. Il benessere di una nazione, l’interesse di una nazione, sono il benessere e l’interesse di ogni suo cittadino. Non la somma degli interessi individuali, ma qualcosa di molto più grande, perché è l’interesse e la ricchezza delle generazione che hanno fondato la nazione e delle generazione, non ancora nate, che la erediteranno. Per questo non basta dire libertà se non si dice che questa libertà deve essere finalizzata a qualcosa di più alto, che l’affermazione della propria libertà deve essere la rivendicazione del diritto di agire, liberamente, per il bene comune, che in quanto comune è “mio”, “nostro”, di tutti quelli che ci hanno preceduto e di quelli che seguiranno. La nazione è la nostra casa comune, solo al suo interno viviamo protetti e sicuri e solo con regole condivise possiamo garantire a tutti e ad ognuno il proprio diritto sovrano. La nazione è il luogo della democrazia, che non può essere globale, perché la volontà popolare si può misurare ed implementare solo in un “luogo” definito e secondo regole condivise. L’una non può fare a meno dell’altra, per il pericolo di essere, la prima pura astrazione, la seconda miserabile gestione. Lo ha rimarcato il ministro Matteoli: «La fondazione non è un partito, non è una corrente o una componente. Una fondazione però può avere un ruolo importante: quello di tornare a fare un’analisi che negli ultimi tempi, anche per colpa dell’emergenza continua, nessuno più fa. Io sono convinto che in una democrazia il ruolo dei partiti sia insostituibile e sono arciconvinto che il partito politico deve tornare ad essere primario. Oggi purtroppo non è così, oggi i partiti politici sono in affanno: quelli che sono più organizzati sono ancora legati a una cultura ottocentesca e non sono riusciti a crescere come è cresciuta la società civile (…) La fondazione ha un altro scopo, non per nulla, in uno dei titoli che poi il professor Serrentino svilupperà, abbiamo voluto scrivere “cultura è politica”, perché in tutti i movimenti politici della storia e nei sistemi che si sono avvicendati, c’è stato sempre prima un movimento politico che ha portato avanti un’idea e poi è arrivato il politico che ha capeggiato quest’idea. Ed è nato un sistema ». Secondo il presidente del comitato scientifico della fondazione, professor Roberto Serrentino, quella appena nata è infatti «una fondazione aperta a tutti coloro che vogliono investire un po’ del loro tempo, un po’ delle loro risorse e soprattutto la propria cultura e la propria scienza per studiare e approfondire quelli che sono i problemi di attualità della società civile». |