Home Archivio Articoli 2010 E c’è chi dice che c’è un governo di sinistra
E c’è chi dice che c’è un governo di sinistra PDF Stampa E-mail
Scritto da Marcello de Angelis   
Mercoledì 03 Novembre 2010 20:50

Destra e sinistra. Prima era di moda dire che non c’erano più, poi che erano termini  che avevano cambiato significato. Ora, visto che i due “nomi” non si lasciano rimuovere dalla comunicazione politica, ognuno gli affibbia significati o categorie a piacimento anche in barba alla logica o alla storia. Luca Ricolfi, su un editoriale del quotidiano La Stampa di Torino, il giorno 10 di ottobre, a celebrazione del mid-term del governo Berlusconi/ter, ci offre le sue impressioni.

Luca Ricolfi non è un Pinco Pallo qualsiasi, bensì un accademico - un “metodologo” - un analista dei dati che accetta di buon grado di essere definito un “intellettuale di sinistra” tanto che ha scritto - tra altri -  un libro intitolato Perché siamo antipatici. La sinistra e il complesso dei migliori e ha gettato scompiglio tra le proprie fila anche con Tempo scaduto, del 2006, in cui sosteneva che Berlusconi avesse già realizzato la metà delle cose che aveva promesso. Ricolfi è uno di quelli che dice e scrive che oramai gli schieramenti destra/sinistra sono andati in tilt. In un’intervista con Sabelli Fioretti sostenne che oggi la sinistra è infestata da transfughi della destra - tra i quali Travaglio e Sartori - che tornerebbero a destra se non ci fosse più Berlusconi.

Anche sull’attuale governo, Ricolfi rileva che «tutto si possa dire tranne che sia stato con le mani in mano». Un governo “del fare” dunque, che ha messo in campo una riforma della pubblica amministrazione e una delle pensioni, riforme della scuola e dell’università nonché quella sul federalismo e dei servizi pubblici locali. Un discreto carnet.
La seconda considerazione del metodologo, però, sfoca l’orizzonte.
Dice Ricolfi che questo è «uno strano governo». Ha fatto nel 2008 una campagna elettorale di destra, promettendo meno sprechi, meno tasse, più carceri e linea dura su immigrazione e criminalità, cose che invece non avrebbe ancora realizzato.

Quindi il centrodestra ha fallito? No - assicura l’analista dei dati - anzi sostiene che alcune cose buone («anzi ottime») le ha fatte… solo che sono cose di sinistra (!).
Quali? La stabilizzazione dei conti pubblici senza colpire la sanità e con il plauso delle istituzioni sopranazionali, ad esempio, di cui - sempre secondo l’intellettuale - «Prodi e Padoa Schioppa menerebbero vanto» (questo nel caso il tentativo fosse riuscito a loro, ovviamente, cosa che non è accaduta).
Poi c’è il capitolo lotta alla criminalità, che ci si ricordava essere argomento di destra. Ricolfi ci rammenta però esotericamente che «era stato Veltroni, nella stessa campagna del 2008, a dire che i voti della mafia non li voleva… e invece è stato sotto il ministro Maroni che mafia, camorra e ’ndrangheta hanno ricevuto i colpi più duri».
Quindi? A questo punto mi sono un po’ perso, perché l’accademico sembra dire che la lotta alla mafia è di sinistra se uno ne parla ma di destra se uno la fa. O viceversa?

Maggiore chiarezza sul capitolo ammortizzatori sociali. Certo questo governo, ammette Ricolfi, non ha «avuto il coraggio di fare quella riforma organica che la sinistra invoca da anni» (ma che, come ricorda l’autore stesso, il governo Prodi si è ben guardato dal varare), ma ha attenuato l’impatto della crisi con cassa integrazione in deroga, estensione degli assegni di disoccupazione, social card, sussidi alle famiglie e ai non autosufficienti.
Infine è arrivata anche la «grande sanatoria delle badanti». E qui Ricolfi è davvero sorpreso, perché a suo dire si tratta di un  «provvedimento ragionevole, pragmatico, che ti aspetteresti più da un governo di sinistra, buonista e aperto alle ragioni dell’integrazione, che non da uno di destra, cattivista e severo».

A questo punto cosa pensare? Secondo Ricolfi gli elettori di destra dovrebbero essere arrabbiati e quelli di sinistra moderatamente soddisfatti, mentre le persone non schierate dovrebbero essere comunque deluse di questo governo come di quelli che l’hanno preceduto. Una debàcle.
Un governo di destra che fa cose di sinistra - cioè ragionevoli, pragmatiche, efficaci, a tutela delle fasce più deboli e dei lavoratori, improntate a un senso di giustizia sociale o addirittura “umane”- ma insomma! Dove siamo arrivati? Marco Revelli, maniaco delle cartografie politiche, considererebbe questa un’anomalia che conferma dello «stato confusionale delle appartenenze».
Oppure è la conferma che quella “destra sociale” di cui abbiamo parlato per trent’anni è una realtà operante di cui si manifestano coerentemente i risultati.
E in politica, con buona pace degli scienziati e dei cronisti, contano innanzitutto i risultati.