| Ritorno al Polo? |
|
|
|
| Scritto da Marcello de Angelis |
| Martedì 09 Novembre 2010 11:46 |
|
Fini, dal palco di Bastia Umbra, sembra aver dettato con precisione i passaggi che porterebbero ad un nuovo assetto di maggioranza e di governo: un rimpasto nell'esecutivo, un ritorno dell'Udc nella maggioranza e nel governo e un ritorno al maggioritario uninominale. Dalle urne uscirebbe così una nuova maggioranza formata da quattro forze (Pdl, Lega, Udc. Fli) che costituirebbero una coalizione elettorale quasi identica al Polo (allora Casa delle libertà) che vinse nel 2001. La proposta di ritornare al maggioritario coi collegi uninominali è sostenuta da più parti - ad esempio dal Pd e dalla stessa Udc - e viene presentata come la necessaria archiviazione del cosiddetto "porcellum" - l'attuale legge elettorale - accusata di non consentire agli elettori di scegliere i parlamentari che sono di fatto "nominati" dalle segreterie di partito. In realtà il ritorno alla legge antecedente - oggi presentata come innovativa ma modificata con l'accordo di tutti i maggiori partiti, nonché copiata dalla legge regionale già vigente in Toscana e nata da una convergenza tra il Pd e il centrodestra - non porterebbe grandi cambiamenti sulla possibilità degli elettori di scegliere né ridurrebbe la discrezionalità dei partiti.I collegi uninominali - tanti quanti i seggi parlamentari - presuppongono che ogni lista presenti un solo candidato in una porzione di territorio limitata: chi consegue più voti passa. Ovviamente è possibile prevedere con una certa precisione quali siano i collegi blindati e quali quelli a rischio e le assegnazioni sono decise al vertice e contrattate tra i facenti parte della coalizione. In un collegio uninominale non "blindato" si può non essere eletti anche se viene a mancare un minimo numero di voti, il che dà un maggior potere contrattuale ai partiti minori. Un ritorno all'uninominale quindi, permetterebbe di tornare ad una coalizione coesa ma manterrebbe l'individualità dei partiti, consentendo ad ognuno di garantire i dirigenti e le personalità di spicco della propria formazione, nessuna delle quali avrebbe la necessità di far contare i propri voti, perché il voto va al cartello elettorale. Sarebbe una soluzione ottimale per il Fli, che al momento non può calcolare con certezza il proprio seguito elettorale e potrebbe andare bene anche alla Lega - che con tutta probabilità cercherebbe di attribuirsi la maggior parte dei collegi del Nord. All'Udc non andrebbe male, posto che si trovasse un accordo sul numero di rieletti garantiti da assicurargli. Sarebbe certo la fine del bipartitismo, che d'altronde è già abortito, ma un ritorno al bipolarismo. Converrebbe a Berlusconi? Questo è tutto da vedere. Certo converrebbe anche al Pd che - se passerà il federalismo - potrebbe puntare a blindare le sue regioni storiche del centro-nord, lasciando le regioni del Nord in pasto alla Lega e quelle del Sud, di più difficile gestione, al Pdl. Il confronto politico poi, sarebbe tra tre diversi modelli di gestione del territorio e delle risorse pubbliche. Non una bella prospettiva per l'Italia - che al contrario necessità di una politica più omogenea - e un pessimo modo per celebrare la sua unità. |
| Ultimo aggiornamento ( Martedì 09 Novembre 2010 11:47 ) |