Home Archivio Articoli 2007 Verso la fine (loro)
Verso la fine (loro) PDF Stampa E-mail
Scritto da Marcello de Angelis   
Lunedì 04 Giugno 2007 02:00
In chiusura di campagna elettorale arrivano alle agenzie due dichiarazioni pressoché identiche del presidente dei ds Piero Fassino e del vicepremier Francesco Rutelli: «Queste amministrative non sono un test nazionale...». Questo, evidentemente, significa due cose: la prima è che questo è un test nazionale e la seconda è che il centrosinistra è consapevole di un deludente risultato.

L’ inizio non è stato promettente: i risultati delle Amministrative siciliane hanno dato un segnale di evidente scontento diffuso nei confronti del governo. Nei comizi e negli incontri, gli esponenti della maggioranza hanno cercato di separare il giudizio nei confronti dell’esecutivo dal voto locale; tutti gli esponenti del centrodestra ci hanno ovviamente tenuto a spiegare all’elettorato che invece questa separazione tra locale e nazionale non poteva essere accettata, perché ormai l’interconnessione tra la politica centrale e quella, ad esempio, comunale è evidente. Basti pensare agli effetti della Finanziaria sui costi della gestione dei Comuni. Basti pensare a come anche i Comuni, ad esempio Padova che istituisce l’albo delle coppie di fatto, possano cercare di forzare l’indirizzo della politica nazionale.

Il test siciliano ha anche confermato i facili pronostici sull’elettorato di Casini, che a parere di chiunque non avrebbe seguito il suo leader in un riposizionamento ibrido o “equidistante”. Chi aveva votato Udc alle Politiche, ha in gran parte voluto riconfermare la propria opposizione al centrosinistra, preferendo assegnare il proprio voto a chi è rimasto nella Casa delle libertà.

Neanche le liste dei trasfughi, il solito esercito dei voltagabbana che, fiutando l’aria, avevano pensato di saltare la barricata per assicurarsi un posticino nelle eventuali giunte filogovernative, sono riuscite ad arginare il voto di protesta puntando sui vincoli clientelari.

Il governo ha cercato di dare una mano ai suoi candidati sul territorio con le solite tattiche pre-elettorali, quali le promesse di aggiustamenti salariali alle categorie di dipendenti più rappresentative in termini numerici.

Ma altri “fattacci” si sono imposti all’attenzione del pubblico, sciupando sempre di più l’immagine dell’esecutivo. Fra tutti il caso Visco, ovvero la denuncia da parte del comandante generale della Guardia di Finanza, che lo accusa di aver fatto pressioni sui vertici della polizia tributaria per bloccare le indagini su Unipol e le cooperative rosse. Davvero una brutta storia. Lo scandalo scoppiò nell’agosto del 2005 con la pubblicazione, da parte di alcuni quotidiani di brani di conversazioni tra Piero Fassino e Consorte, sottoposte a intercettazione. «Allora - chiedeva Fassino al presidente di Unipol - siamo padroni di una banca?». Si trattava della Banca nazionale del Lavoro, che doveva così diventare il polo della Finanza rossa.

Non è stata una bella storia neanche lo scambio di polemiche tra Prodi e Bertinotti sull’efficienza delle Camere parlamentari, con accuse reciproche di delegittimazione ed interferenza, conclusesi con una ennesima esternazione del presidente della Repubblica Napolitano che ha richiamato i due all’ordine.

Anche la gestione del Family day e della contromanifestazione laicista non ha certo fatto fare bella figura al centrosinistra, con il solito Fassino, questa volta sollecitato dai suoi alleati cattolicizzanti, che ha rifiutato l’invito a partecipare alla manifestazione per i valori della famiglia, annunciando contestualmente la sua partecipazione al Gay Pride del 16 giugno a Roma.

Mentre andiamo in stampa non sono ancora ufficiali i dati della votazione del 27 e 28 maggio, quindi usciamo tra i primi risultati e i ballottaggi. Non ci avventuriamo dunque in previsioni, per quanto, a voler dar retta ai sondaggi continui e assillanti che le testate giornalistiche - anche di sinistra - ci forniscono, il divario tra il consenso del centrodestra e quello del centrosinistra cresce a dismisura di giorno in giorno.

I vertici del centrosinistra assicurano che, anche in caso di significativa sconfitta alle Amministrative, nulla cambierà: Prodi resterà in sella e continuerà a seguire la sua rotta, malgrado tutto e malgrado tutti.

Difficile credere che tutto resti immutato. Nei prossimi anni seguiranno altre verifiche: Provinciali, Regionali e infine Europee. Non sarà la gestione spregiudicata del “tesoretto” che permetterà a Prodi di ri-imbonirsi gli italiani. Si spera che gli elettori, per quanto ingenui, non si facciano fregare due volte di seguito.

Che se poi qualcuno non l’avesse ancora capito, i soldi accumulati in questo “tesoretto” non sono euro risparmiati dalla saggia gestione del Governo, ma il frutto di tasse maggiorate che in Finanziaria venivano giustificate col pagamento di spese che non ci sarebbero state... Frutto di un falso in bilancio insomma, prontamente denunciato da An nella persona del senatore Baldassarri. In quanto a buongoverno non hanno eguali...

Ultimo aggiornamento ( Martedì 30 Settembre 2008 16:06 )