| Scritto da Marcello de Angelis ,
01-05-2007 02:00
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Pubblicato in : , Articoli 2007 |
Per una ragione che ignoro, mi sembra empiricamente dimostrato che le fasi della politica si misurino in decenni. Un decennio ha consumanto la spinta innovativa portata nella società italiana dal successo del centrodestra, l’uomo nuovo della politica italiana - Silvio Berlusconi - non è più nuovo e la crescita del partito della “destra di governo” - Alleanza nazionale - ha subito ormai un consolidamento dal quale, necessariamente, dovrà iniziare un nuovo percorso.
L’ex Pci, poi Pds e ancora dopo Ds, ha deciso la propria definitiva scomparsa. La Margherita, improbabile rifondazione democristiana capeggiata da un ex radicale, sparisce anch’essa nella fusione tra Fassino e Fisichella e tra la Bindi e la Finocchiaro. Prodi annuncia che, terminata la legislatura, si ritirerà per far posto ad altri leader. In realtà già nelle ultime consultazioni non pochi osservatori si aspettavano che il candidato “presentabile” del centrosinistra fosse Walter Veltroni e lo stesso aveva dato la propria disponibilità, ma non prima del 2011. L’impressione che si ha, osservando la nascita in vitro del Partito democratico, è che la sinistra, avendo già trovato in Walter il pilota, abbia messo al lavoro i meccanici per costruire la macchina. E i pubblicitari per venderla. Il Pd è stato presentato e santificato da tre mesi di “dibattito” che ha interessato solo la stampa radical-chic, impegnata più che mai a convincere i propri consumatori che stava succedendo qualcosa “a sinistra” - perché nessuno se ne era accorto - e distrarli dalla pessima performance del governo. In dodici mesi di governo della sinistra infatti, le prime pagine dei quotidiani sono state intasate per un mese dall’autocompiacimento, tre dal tentativo (fallito) di convincere gli italiani che la Finanziaria non fosse un tritacarne, due dal caso Welby, sei dalla necessità di far capire l’imprescindibilità dei matrimoni omosessuali e gli ultimi tre dall’affermazione che il futuro appartiene al Partito democratico. Ora si può parlare un po’ della riforma elettorale e - ancora un pochino - del referendum. L’argomento va tenuto sottotono perché la legge si farà, ma dovrà essere il prodotto - come nel caso del Pd - di alchimie di vertice e calcoli cabalistici misteriosi. Resta evidente, comunque, che il fatto che si sia premuto l'acceleratore per la costituzione di un nuovo soggetto politico prima che si giunga alla discussione vera sulla legge elettorale e che la riforma sia il prossimo punto sull’agenda politica, significa che la fine di Prodi viene data per inellutabile e vicina. Le riforme elettorali si fanno sei mesi prima del voto e non già un anno dopo... Il partito della nuova sinistra - che non è più nemmeno sinistra, ma si vuole partito “piglia tutto”, buono e simpatico anche se non efficiente e rigoroso - genererà probabilmente una sindrome di Stoccolma in molti parlatori (perché i pensatori scarseggiano) del centrodestra. Sarebbe un errore pensare che il solo fatto che a sinistra le lobby tecnocratiche siano riuscite a imporre nuovamente la propria regia, significhi che la stessa soluzione si debba trovare a destra. Non credo sia un dato positivo il fatto che si inventino i partiti prima di stabilire le regole elettorali e sarebbe invece più sano che, se debbono nascere nuove aggregazioni o federazioni di soggetti, questo fosse determinato da scelte strategiche anziché da esigenze di marketing. La ricerca della novità a tutti i costi entusiasma il pubblicitario e stordisce il consumatore, ma un partito non è una scatola di pelati. E i modelli buoni per tutti non esistono nemmeno nel mercato dell’abbigliamento, figuriamoci in quello politico. Il dato che va compreso, però, è che un ennesima trasformazione dello scenario è in atto; e una volta tanto sarebbe il caso di comprenderlo in anticipo e pianificare le prossime mosse per tempo anziché aspettare, come la destra fa da troppi anni, che gli eventi si manifestino per correre ai ripari in fretta e furia e in ordine sparso. Si comprende che la tentazione di giocare semplicisticamente “a specchio” sia scontata, ma se si vuole vincere forse sarebbe il caso di provare a “provocare” gli eventi anziché aspettare la mossa dell’avversario per poi adattarsi alle sue trasformazioni. Innanzitutto è importante comprendere che l’ennesimo cambiamento di pelle degli ex capital-comunisti ha provocato di fatto un ulteriore smottamento verso la sinistra massimalista, conquistando alla causa della Resistenza (a qualsiasi cambiamento) altri spezzoni parlamentari. Quindi il Pd non è la fine della sinistra, ma la nascita di un centro che sarà alleato di una sinistra più estrema. Quindi posto per un altro centro non ce n’è. E una destra più forte e propositiva è ancor più necessaria. |