| Scritto da Marcello de Angelis,
16-04-2008 20:36
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Pubblicato in : , Articoli 2008 |
Mi scuso per il titolo, poco creativo. Si tratta di una forma del linguaggio politico in uso da sempre, quindi buona anche per questa occasione.Quando, prima delle elezioni, avevo pubblicato su Area un editoriale intitolato "Il Novecento è finito", ho ricevuto alcune critiche amichevoli, specie da vecchi "compagni d'arme" ormai fuori dalla politica. Mi rimproveravano di un'analisi frettolosa e motivata dalla mia necessità di giustificare la scelta di candidarmi nel Pdl.
A posteriori mi sento gratificato della possibilità di confermare la mia analisi con i fatti. Avevo motivato la mia immagine di un secolo ormai finito (seppur in ritardo) prevedendo la fuoriuscita dalla rappresentanza parlamentare delle tre famiglie politiche che hanno simbolizzato la seconda metà del secolo scorso: democristiani, comunisti e testimoni del Fascismo. I risultati hanno confermato, aldilà dei desideri di ognuno di trovare interpretazioni di proprio gradimento, questo epocale accadimento. La previsione che "la Destra" non avrebbe raggiunto il quorum ha dimostrato che un'identità non si inventa e che anche se un personaggio può essere - per una ragione o l'altra - molto "simpatico" ai giornalisti non ne consegue che la stessa simpatia debba essere mutuata dall'elettorato. Anzi, appare oggi più che mai evidente che la visione del mondo e i desiderata dei professionisti della comunicazione in Italia non ha alcuna rappresentatività del sentire diffuso degli italiani: chi fa informazione, cinema, pubblicità, vive una realtà ideologica che esiste solo nel proprio favoloso mondo dell'eterno sessantotto. I democristiani sono, se non implosi, quanto meno esplosi. Si sono sparpagliati ovunque ed il loro tentativo di ricompattarsi è fallito. Chiunque abbia un minimo di memoria politica è consapevole del fatto che il potere democristiano non si è mai fondato su altro che sulla capacità di "fare massa al centro", bloccando qualsiasi possibilità di variazione degli equilibri. Oggi quel gioco non è più possibile. Infine c'è la sparizione dalla scena parlamentare dei comunisti. Io avevo registrato nel mio articolo che ci sarebbe stata l'assenza di un soggetto che si richiamasse esplicitamente alla tradizione comunista, ma non potevo certo prevedere che l'intera sinistra si sarebbe volatilizzata in un colpo solo. C'è chi già da prima esprimeva preoccupazione per questo possibile accadimento. Io non mi unisco certo al coro manieristico di quelli che sostengono, non so quanto sinceramente, che l'assenza della sinistra estrema dal Parlamento sia un impoverimento della democrazia, ma mi unisco certo a coloro che prevedono, senza troppa difficoltà, che l'assenza in parlamento porterà questa minoranza arrogante e prepotente, da sempre abituata ad agire nell'impunità e convinta di incarnare gli interessi dell'umanità intera, a cercare di manifestarsi nel modo più sensazionale e violento possibile. Già si annunciano "G8 in ogni città" e recrudescenze di gruppi armati o bombaroli. Aldilà di questo va registrata la polarizzazione del voto tra un fronte che io ritengo di rinascita nazionale ed un altro che a mio avviso rappresenta gli interessi antinazionali. Siccome, come insegna la fisica, ad ogni spinta in una direzione corrisponde una manifestazione contraria più o meno forte, il risultato ottimo del partito del Nord e del partito dei magistrati, due formazioni che si chiamano fuori dal dualismo Patria/antiPatria, l'una più attenta al localismo e l'altra che preferirebbe riconsegnare i destini dell'Italia nelle mani di una casta al di sopra della politica, non ci può stupire, come non stupisce la vaporizzazione del "grillismo", più spettacolo di piazza che proposta politica. Mi si consenta una riflessione a margine sul mio collegio elettorale, l'Abruzzo, e sul risultato di Alemanno a Roma. Il risultato eccezionale riportato dal Pdl soprattutto nella provincia dell'Aquila testimonia del fallimento dell'amministrazione di centrosinistra a tutti i suoi livelli. In una regione amministrata dalla sinistra, con tutte le provincie in mano alla sinistra e con il corrispettivo del governo nazionale, la valanga di voti arrivata al centrodestra esplicita un rigetto totale della attuale classe dirigente. Anche nel capoluogo regionale, da pochissimo passato nelle mani della sinistra, si è verificato un recupero totale dei voti persi alle scorse amministrative ed il Pdl è il primo partito. Sorvolo sul risultato di Avezzano, dove il Pdl ha superato il 50 percento, perché parla da solo. Ringrazio tutti. Fare campagna elettorale in un territorio caratterizzato da una miriade di piccoli e orgogliosi centri non è facile, ma ci ha ridato la sensazione del contatto personale con i cittadini e i militanti, che molti altri nostri colleghi hanno perso. Oggi la poltica si fa sui giornali e le televisioni, non facendosi vedere in faccia. Paradossalmente il boicottaggio quasi assoluto che abbiamo subito da parte dei media regionali ci ha "costretto" ad andare a cercare la nostra gente casa per casa e questo ha fatto bene a tutti. A Roma si prospettava una "mission impossible", essere giunti al ballottaggio è un risultato sensazionale. Ora vedremo se prevarrà la coscienza civile sui baratti e gli inciuci. Spero che tutti gli elettori che non hanno votato per Rutelli al primo torno tornino a votare e votino per il bene della Capitale. Inutile dire che se riuscissimo anche nell'impresa di espugnare Roma, i destini del centrosinistra verrebbero archiviati forse per sempre. |