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Estate calda, autunno torrido

Scritto da Marcello de Angelis, 17-07-2008 01:00

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L’estate ha segnato la fine della stagione del “dialogo” tra maggioranza e opposizione (rappresentata in Parlamento). Il punto di svolta sono stati gli insulti personali del leader dell’Idv contro Silvio Berlusconi. Antonio Di Pietro, col suo (prevedibile) stile da guastatore, ha determinato un salto all’indietro nell’agenda politica postelettorale, riproponendo con toni sguaiati e pecorecci vecchie logiche e vecchi schemi.

Si chiudevano così i lavori parlamentari, prima della pausa estiva, con un ennesimo tentativo di avvelenare il dibattito e distogliere l’attenzione degli italiani da alcuni temi tanto cari ad alcuni magistrati e ai loro referenti di partito. La rissa scatenata da Di Pietro, facendosi schermo con la sagoma di Berlusconi, aveva però ben altro obiettivo rispetto a quello palese: l’indebolimento di Walter Veltroni volto a drenare consensi dal Pd a favore dell’Idv.

Grazie a un casereccio e ruffiano piano di comunicazione (con l’appoggio dei principali organi di informazione), l’alleato riottoso del Partito democratico ha cercato di capitalizzare e intercettare gran parte del malcontento a sinistra, ideologicamente sfavorevole a ogni dialogo con la maggioranza che sostiene il governo. Un giochetto rozzo ma efficace, che ha portato l’Idv quasi alla soglia dell’8 per cento nei consensi a sinistra. Il dibattito sui problemi e sulle varie ipotesi di soluzione è stato oscurato, per lasciar posto alle risse e al linguaggio da osteria. Le pagine dei giornali (così come le principali trasmissioni politiche) si sono riempite di volgarità, insulti e veri o finti gossip, seguendo un copione ormai collaudato: pubblicazione di verbali di intercettazioni telefoniche in cui parla (o si parla di) Berlusconi, levate di scudi, repliche, contro-repliche, dichiarazioni e prese di posizione da parte dei soliti “professionisti della legalità” (ovvero gli esponenti del partito delle manette e del giustizialismo a senso unico).

La pausa estiva si è aperta e si avvia a concludersi in questo clima di veleni che ancora una volta intossica non solo il mondo della politica, ma soprattutto la vita dei cittadini i quali - quando sono andati alle urne - hanno esercitato il proprio diritto al voto proprio per uscire dalle sabbie mobili del precedente governo e imboccare la strada del fare, ben sapendo che l’Italia ha, soprattutto su alcuni temi (come politica energetica, sicurezza, mercato del lavoro, salari, certezza del diritto e giustizia, economia e sviluppo, riforme) una vitale necessità di uscire dalla logica dell’emergenza.

Con Veltroni ormai “ostaggio” del partito delle manette, schiacciato sul muro della contrapposizione con la Sinistra Arcobaleno (a sua volta, minacciata dai movimenti antagonisti) logorato da una durissima lotta intestina con il correntone di Massimo D’Alema, il Pd non esiste più come interlocutore politico per il centrodestra in questo tentativo di dialogo. Il fallimento è ancor più grande se si inquadra nel contesto generale e nel più ampio scenario internazionale, proprio perché l’Italia - in questa difficile fase storica - aveva più che mai bisogno di coesione e determinazione nell’affrontare i tanti problemi interni e le gravissime sfide esterne.

Sulle macerie dello scontro politico, proprio sul finire di giugno, gli italiani hanno appreso le parole allarmate del governatore della Banca d’Italia, il quale (anche in veste di presidente del Financial Stability Forum), abbandonando la consueta prudenza - nel corso del quarto seminario delle banche centrali dell’area euro, dell’Est asiatico e della zona del Pacifico, tenuto a Roma - ha detto che «la situazione critica sta andando avanti e non si può dire quanto durerà», i mercati internazionali (a causa dell’inflazione creata dagli aumenti di greggio e cibo) sono sempre più fragili e anche il credito italiano non sfugge alla debolezza americana. Un quadro assai preoccupante se messo in relazione alla cronica fragilità del sistema produttivo italiano e alla sua drammatica dipendenza da fonti energetiche reperite dall’estero.

Alcune forze politiche, invece che appassionarsi alle risse e allo scambio di insulti, avrebbero bisogno di un minimo di responsabilità proprio a fronte delle enormi sfide che attendono il nostro Paese in questo frangente. Il quadro, tanto per riprendere il tema delle risorse energetiche, è aggravato dalla crisi che sta attraversando l’Opec, l’organizzazione degli Stati produttori di petrolio, nel cui quadro di governo l’unica certezza è rappresentata dalla perdita di prestigio e posizione da parte dell’Arabia Saudita. Lo scontro interno che la sta paralizzando si riflette sul costo del greggio (il barile è proiettato a superare i 180 dollari entro un anno), facendo impazzire il prezzo della benzina che - a breve - rischia di arrivare a due euro al litro.

Gli effetti della crisi, tuttavia, hanno già marcato un segno negativo con l’ufficializzazione, da parte dell’Authority per l’energia, dell’aumento delle bollette di luce e gas di quasi il 5%. Facile immaginare il peso che dovranno sopportare le famiglie italiane. A questo si aggiunga la smania speculativa di alcuni Stati produttori di petrolio e gas i quali, anche per ragioni geopolitiche, puntano al rialzo non solo per ottenere il massimo del profitto, ma soprattutto per colpire gli interessi americani e le economie occidentali.

La ripresa dell’attività parlamentare dovrà, dunque, fare i conti con tutto questo. La politica italiana, rispetto agli altri Paesi europei (che poi, nonostante la comune appartenenza all’Unione di Bruxelles, sono sempre nostri competitor sui mercati esteri), rischia di lanciarsi in questa sfida di fatto azzoppata. E con un’opposizione senza argomenti e priva di senso di responsabilità, che rema contro.

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Estate calda, autunno torrido
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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 17 Luglio 2008 22:08 )