| Né anticlericale né bacchettone: si può? |
|
|
|
| Scritto da Marcello de Angelis |
| Giovedì 26 Marzo 2009 12:18 |
|
Per gli appassionati del pensiero politico è una sofferenza vera. Una vita intera a ragionare sulla “declinazione dei valori assoluti nel reale possibile” per essere regolarmente mortificati dal cronista politico di turno. Per quanto uno si sforzi, tocca rassegnarsi al fatto che i giornali sono bidimensionali, quindi tutto deve finire spiaccicato nella pressa tipografica.
Che si tratti di tecnica o metafisica. Così oggi, nell’eterno gioco del “da che parte stai?”, scomodando pure Dio, devi scegliere se sei coi preti o con Pannella. Perché, come al solito, se provi a porti “nel mezzo”, se non ti schieri, se cerchi di dire qualcosa di semplice buon senso, sei fuori dalla notizia. Ora, col Pdl, ti schierano tra “credenti” e “non credenti”, impapocchiando i termini tra laici e clericali, guelfi e ghibellini, teodem, teocon, atei devoti e laici fedeli. Io sono un credentissimo e quindi ho orrore per i simoniaci, cioè per quelli che usano a proprio profitto le cose di Dio. Con Dio me la vedo io, cercando di fare le cose “giuste”, e con la politica e i miei concittadini cerco di fare cose utili e di buon senso. A giudicare dai risultati che pubblica su il Giornale di martedì 24 Filippo Facci, mi trovo in buona compagnia, più o meno col settanta per cento degli italiani. L’80,4 per cento (e il 70,9 per cento di elettori Pdl) ritiene di dover dire la sua sui trattamenti sanitari che gli verranno applicati se dovesse trovarsi in stato di incoscienza. Mi è stato recentemente chiesto di “schierarmi” sul fine-vita, posto che la vita è un valore “non negoziabile”. Per me non esiste il fine-vita, esiste la morte. Perché la vita - e secondo la mia religione la “vita vera”, eterna e vissuta in condivisione e al cospetto di Dio - non è l’esistenza, quella degli animali e delle piante, che è comunque sacra, bensì la scelta consapevole che ci dà il libero arbitrio di scegliere in ogni occasione di fare consapevolmente la volontà di Dio. Quindi, tra un’esistenza artificiale e inconsapevole e l’opportunità di realizzare il fine della mia vita, cioè ricongiungermi a Dio nella vita eterna, prego che i miei familiari mi concedano la seconda. Questo fa di me un laicista? Per converso però, perdo il sonno ogni qual volta rammento di vivere in una nazione, sedicente civile, dove ogni giorno vengono uccisi centomila bambini dai propri genitori con l’aborto. Qual è la differenza? Rispetto la scelta di un adulto consapevole di lasciarsi dietro un’esistenza mutilata, ma non riconosco a nessuno il diritto di negare l’esistenza ad un altro essere umano, tra l’altro incolpevole e indifeso. Questo fa di me un papista? Il 55,6 per cento degli italiani (il 47,5 per cento degli elettori del Pdl) è favorevole alle coppie di fatto. Io no. Perché le preferenze sessuali sono una questione privata nella quale nessuno ha il diritto di mettere bocca, ma il matrimonio e la famiglia sono un’altra cosa. Il codice civile contiene già tutte le norme necessarie per tutelare i legami affettivi non-matrimoniali e le convivenze, si tratta di migliorarne l’applicazione. Credo che la maggioranza degli italiani intenda questo, quando si dice solidale con chi chiede il riconoscimento delle coppie di fatto. Se parliamo poi di eterosessuali il problema non si pone, perché chi sceglie la convivenza lo fa perché non gradisce gli obblighi e i vincoli del matrimonio civile (quello religioso attiene ad altre questioni), quindi che senso avrebbe codificare una terza soluzione? Il 70,5 per cento degli italiani (69 per cento nel Pdl) è favorevole al divorzio breve. E questo mi entusiasma, perché ho depositato all’inizio di questa legislatura una proposta di legge in tal senso elaborata nella scorsa legislatura al Senato dal collega Antonio Caruso insieme a tanti altri colleghi di An. Perché voglio il divorzio breve? Perché penso che quando due persone non stanno bene insieme è meglio che si lascino. E magari, con calma, avranno il tempo di scoprire che erano fatti l’uno per l’altra e si risposeranno. Invece se restano insieme finiranno per odiarsi e dimenticare i momenti felici. Inoltre, se due persone che si separano devono aspettare sette anni per risposarsi, finiranno inevitabilmente per trovare un’altra persona, andarci a vivere insieme e magari farci figli, che nasceranno fuori dall’istituzione del matrimonio e questo genererà altri problemi. Così, coi tempi lunghi del divorzio italiano, oltre ad impedire lo scioglimento di un matrimonio sbagliato, si impedisce la realizzazione di molti matrimoni auspicati. Certo, per chi si sposa in Chiesa è un’altra cosa, ma questo è giusto, perché la Fede non può essere una scelta comoda, bensì un cammino che porta alla felicità attraverso la disciplina e il sacrificio. Quindi, sono laicista o bacchettone? Papista o senzadio? Certo amo più il Papa che Pannella, perché il primo tra l’altro mi consente la libertà di vivere la mia vita civile senza impormi i suoi dettami religiosi, che generosamente e come è suo dovere mi ricorda però con paterno giudizio. L’altro invece mi aggredisce con fanatismo millenarista e mi ricatta di continuo con i suoi teatrali scioperi della fame. Preferirei che le vignette e i lazzi si rivolgessero a quelli come Pannella piuttosto che al Papa, per la stessa ragione per la quale trovo intollerabili gli insulti contro l’Islam e Maometto. La fede è una cosa seria, che nessuno dovrebbe osare insultare o bestemmiare. O, a maggior ragione, strumentalizzare. |
| Ultimo aggiornamento ( Giovedì 26 Marzo 2009 12:22 ) |