| Il disOrdine del Tricolore |
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| Scritto da Marcello de Angelis |
| Lunedì 04 Maggio 2009 15:10 |
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Sì, tra i miei tanti demeriti c’è anche quello di aver firmato - in numerosa e ottima compagnia - la proposta Barani sull’istituzione dell’Ordine del Tricolore che - secondo le abituali semplificazioni tutt’altro che innocenti veicolate dai media - “equipara ai partigiani i combattenti della Rsi”. Che la proposta facesse di questo è vero solo in parte, ma non è certo questo il problema. Alla luce della cagnara montata ad arte da un’opposizione a corto di argomentazioni, forse l’iniziativa del socialistissimo Barani è stata improvvida. Il collega deputato - ex-Psi, poi FI - a tutti noto per l’abitudine di indossare ovunque e comunque un garofano rosso all’occhiello, è al di sopra di qualunque sospetto di ex, neo o post-fascismo, ovviamente. Il suo meritevole quanto ambizioso intento, evidentemente condiviso da numerosi esponenti del centrosinistra che la sua proposta hanno controfirmato, era di “tirare” la proverbiale “riga” rispetto a sessant’anni di rancore frutto della guerra civile e di lanciare una nuova stagione di concordia all’insegna del todos caballeros. I tempi, palesemente, non sono maturi, dal momento che il rigetto dell’equiparazione pare sia arrivato anche da illustri ex della “parte sbagliata” i quali, si deduce, preferiscono morire belli e maledetti piuttosto che abbassare le insegne, seppur all’ultimo respiro (essendo tutti ultraottantenni). Ciò detto, però, vale cogliere l’occasione per fare chiarezza e diradare le nebbie della solita immensa confusione ingenerata da molti colleghi giornalisti. Uno degli elementi - di scandalo per alcuni e di speranza per altri - assegnati alla proposta Barani era quello relativo al “vitalizio”. Secondo certi si trattava di una sorta di “pensione per ex-combattenti” che non merita chi è stato sconfitto (!!). Per la cronaca, il vitalizio equivaleva a duecento euro annui - e considerando l’età dei fruitori sarebbe durato poco - quindi si tranquillizzino anche quelli che ritengono che il ritiro della proposta equivalga a negare la pensione a una trentina di vecchini indigenti per punirli di aver abbracciato la “causa persa”. In Italia paghiamo già la pensione sia ai cittadini, anche non italiani, che hanno partecipato alla pulizia etnica titina in Istria e Dalmazia, sia - per volontà della sinistrissima Svp - agli altoatesini che, anche rinunciando formalmente alla cittadinanza italiana, hanno combattuto nelle forze armate tedesche o «nelle formazioni armate da esse organizzate» (legge 2 aprile 1958, n. 364). La regione Trentino Alto Adige ha varato altre leggi regionali ad hoc che finanziano tali benefici, estesi anche ai combattenti della Rsi, che sono comunque equiparati dalla legge 18 marzo 1968, n.313 agli ex militari dell’Impero austro-ungarico, ai combattenti di Fiume, ai partigiani, agli appartenenti alla milizia volontaria per la sicurezza nazionale che abbiano riportato ferite invalidanti durante la guerra di Spagna come ai volontari italiani delle brigate internazionali repubblicane, ai dipendenti dei Vigili del Fuoco e della Croce Rossa che abbiano servito anche sotto il comando tedesco, ai militari dei reparti indigeni dei nostri governi coloniali e infine ai militari italiani che abbiano riportato ferite invalidanti durante il conflitto cino-giapponese (?!)… Tutto ciò solo per evidenziare che la gazzarra montata dalla sinistra è stata assolutamente strumentale e pretestuosa e che, se fosse passata la proposta del socialista Barani, avremmo solo aggiunto un nuovo mattoncino all’Italia del “volemose bene”, senza in realtà modificare alcunché di concreto. Ma evidentemente i simboli ideologici contano ancora di più dei fatti concreti. La polemica tra l’altro ha avuto il risultato - sicuramente non preventivato - di riaccendere l’attenzione sull’opera di disvelamento sull’operato di quelli che avevano combattuto dalla “parte giusta” ai danni di quelli della “parte sbagliata” e delle loro famiglie. La Stampa parla di più di cinquantamila volontari della Rsi “dispersi” nel dopoguerra… Per dire cioè che non ne sono stati più trovati nemmeno i corpi. |
| Ultimo aggiornamento ( Lunedì 04 Maggio 2009 15:12 ) |