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Dal G8 al Southstream Il successo italiano

Scritto da Marcello de Angelis, 01-09-2009 19:53

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Pubblicato in : , Articoli 2009

Verso la metà del mese di agosto, è apparso sul quotidiano il Messaggero un articolo di Marco Fortis dal significativo titolo “Perché gli inglesi non possono dare lezioni sul declino”. L’articolo in questione voleva essere un’elegante risposta alla “lettera aperta” al ministro Frattini che Bill Emmott, già editor dell’Economist, aveva inviato al Financial Times. Emmott aveva ritenuto di dover interrompere l’ozio estivo e mettere mano alla penna, per rimbrottare il nostro ministro degli Esteri che aveva osato lamentarsi pubblicamente del vezzo di alcuni opinionisti britannici di descrivere l’Italia come una nazione perennemente allo sfascio.

Fortis, nell’interessante articolo, rispondeva con dati e cifre ad Emmont dimostrandogli quanto meglio stiamo noi della sua Albione e quando allo sfascio sia il sistema bancario inglese e quanto orribilmente indebitate siano le famiglie britanniche. Ma, sicuramente, non sarà sfuggito ad alcuno quanto il problema sia più politico e più radicato.
L’inghilterra, ex potenza coloniale alla quale gli Usa hanno fatto smantellare a forza, nei primi venti anni del dopoguerra, il proprio impero, ha sempre sofferto di un piccolo complesso nei confronti degli altri Paesi europei.
 
Cresciuti nella retorica del Paese vincitore di due guerre mondiali, i cittadini inglesi non riescono a capacitarsi del confronto con la potenza economica della Germania, due volte sconfitta, né del peso internazionale dei disprezzati vicini d’Oltremanica. Essere sorpassati anche dagli italiani, sempre e ancora considerati - complici i media e la cinematografia - al massimo
buoni suonatori di mandolino, è proprio qualcosa che non si può tollerare. E non si tratta solo di un problema di autorappresentazione: l’Inghilterra, perso il peso coloniale, ha sempre giocato un ruolo equivoco nel quadro europeo e internazionale facendo ora l’ala estrema dell’asse nord europeo - con Francia e Germania - ora smarcandosi dai vincoli e giocando la partita del migliore amico degli Usa.
 
Ci ha sempre provato l’Italia a rompergli il giocattolo, già negli anni Sessanta, con un boom economico che segnò un primo sorpasso della nostra economia rispetto alla loro, poi con la ricerca di un nuovo protagonismo internazionale nell’era Craxi, vera bestia nera dei vari inquilini di Downing street. Berlusconi, nelle sue successive versioni, non gli ha mai fatto dormire sonni tranquilli. Prima tentando di spostare l’asse europeo verso sud, propugnando una forte alleanza con l’America di Bush usando Blair come punto di passaggio, per esempio sostenendoli quando decisero di scatenare la seconda guerra in Iraq e così facendo ruppe l’accerchiamento internazionale che vedeva Germania e Francia schierate con la Russia contro l’intervento, o persino cercando di coinvolgere in un nuovo asse la Spagna di Aznar, creando un contrappeso latino alla Framania.

Oggi preoccupa non poco l’apertura ad Est-SudEst della politica italiana. I successivi virtuosi accordi realizzati dall’Italia con la Russia in materia energetica, ma anche il rilancio del nostro nucleare, sono ovvi segnali di una ritrovata volontà di potenza del sistema produttivo nazionale. Non è certo un caso che il recente successo riportato dal nostro governo nel realizzare un ulteriore accordo con la Turchia per la realizzazione del nuovo gasdotto Southstream abbia provocato agitazione sui media anglosassoni e non c’è da stupirsi che abbiano gettato benzina sul fuoco sugli aspetti problematici dei nostri recenti accordi con la Libia.

Se il nostro G8 fosse andato in malora, insomma, il consumo di champagne nella City di Londra avrebbe registrato una notevole impennata. Essendo stato un successo assoluto, invece, il cielo di Londra si è fatto più grigio. Ma il teatrino dell’Italia che va in pezzi e degli italiani straccioni tornerà sulla copertina dei rotocalchi british alla prossima occasione, non facciamoci illusioni. E a fornire materiale a sostegno egli articoli ci saranno in prima fila numerosi nostri irresponsabili connazionali - politici, giornalisti, attori - che ancora ritengono che faccia chic sputare ai propri concittadini per guadagnarsi l’ingresso in un salottino di Londra o Parigi.
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Ultimo aggiornamento ( Martedì 01 Settembre 2009 19:55 )