Home Archivio Articoli 2010 Con le sole armi della politica, il Popolo della libertà è pressoché imbattibile
Con le sole armi della politica, il Popolo della libertà è pressoché imbattibile PDF Stampa E-mail
Scritto da Marcello de Angelis   
Lunedì 05 Aprile 2010 11:38

A urne chiuse il risultato è evidente. Non è vero che il Berlusconismo è entrato in crisi. La grande maggioranza degli italiani ha riconfermato la fiducia nei confronti del centrodestra e del suo governo. Non è vero che Fini avesse “sbagliato candidati”. Nelle trattative in cui aveva voluto coinvolgersi - e cioè Calabria, Lazio e Campania - le sue indicazioni si sono dimostrate tutte vincenti. In Calabria il nostro Scopelliti ha fatto il pieno. Caldoro in Campania ha spazzato via una struttura di potere della sinistra che sembrava inamovibile.

Nel Lazio, Renata Polverini, donna, sindacalista, guardata con sospetto e accusata (da un quotidiano di centrodestra) di essere una “fascista di sinistra”, mutilata della lista Pdl nella provincia di Roma e con buona parte del tempo a disposizione per la campagna elettorale saturato da polemiche e diatribe giudiziarie, attaccata come “finiana” da un notissimo blog sedicente liberale che ha invitato gli elettori a boicottarla, ha vinto una battaglia impossibile. «È un miracolo» andava dicendo a tutti il sindaco di Roma la notte della vittoria. «Dio esiste» è stata la prima cosa che Alemanno ha detto alla neo-eletta governatrice del Lazio.

 


Al Nord, con l’eccezione scontata del Veneto dove il candidato verde ha fatto il traino, il tanto annunciato sorpasso della Lega sul Pdl non c’è stato. Nemmeno in Piemonte, dove anche c’era un candidato leghista. Cionondimeno appare scontato che, se vuole mantenere il suo primato sul “mercato elettorale”, il Pdl deve offrire un’immagine diversa da quella della Lega, altrimenti non si vede perché uno dovrebbe votare azzurro anziché verde. Resta, all’interno, la sensazione che star fuori dal partito unico paghi più che esserci entrati, e questo non può certo gratificare chi ha da subito, con correttezza e convinzione, aderito al progetto Pdl.


Chi da mesi sogna un asse ex-forzitalioti/Lega per fare una pulizia etnica degli ex-an all’interno del Pdl resterà però deluso. Anche perché gli elettori del Pdl queste differenze di origine davvero non le comprendono più.
Il giorno dopo le elezioni un quotidiano nazionale annunciava che ora ci sarebbe stata la famosa e tanto spesso annunciata “resa dei conti” interna, che risulterebbe in un’esplosione del più grande partito italiano. Questo mito dell’esplosione del Pdl è tutto ciò che resta ad avversari e mestatori - anche interni - perché è evidente che con le sole armi della politica il Popolo della libertà è pressoché imbattibile.

E anche la mitraglia giudiziaria non ha funzionato. Non saranno i Santoro o i Travaglio a riportare indietro l’orologio della storia. E non saranno nemmeno gli Iago che tramano all’interno del partito azzurro, quelli che, pensando al dopo-Berlusconi e auspicando di esserne gli eredi, vorrebbero tanto che Fini si togliesse dalla loro strada perché soffrono l’incubo di trovarlo - magari tra vent’anni - ancora un passo avanti a loro.


Infine, non è vero che gli italiani sono stanchi del bipolarismo e che si è riaperta la stagione dei dieci partiti sotto il dieci per cento che determinano gli equilibri parlamentari. L’erosione c’è, ma c’è solo a sinistra, dove Di Pietro agisce come una lebbra sulla base del Pd e Rutelli ha dimostrato che la possibilità di rappresentanza di un piccolo polo centrista non ostaggio della sinistra è abbastanza reale.


Cosa cambierà ora? Speriamo che cambi innanzitutto l’atteggiamento degli sfascisti che si annidano tra i sedicenti fiancheggiatori del Pdl. Speriamo che si decida di fare del grande cartello elettorale un partito che possa durare nel tempo. Speriamo che cambino i parametri e i meccanismi di scelta della classe dirigente, finora oggettivamente mortificanti. Speriamo che chi alimenta le lotte di potere interne e le guerre di banda venga richiamato all’ordine. Speriamo ci sia più consapevolezza che dobbiamo dare agli italiani un’immagine più sobria e più impeccabile di questa grande forza politica, dove sicuramente c’è tutto e il contrario di tutto, ma proprio per questo una sana gerarchia dei valori varrebbe quanto una buona polizza assicurativa.


Non perdiamo più tempo dietro a false polemiche interne inventate da alcuni giornalisti. Pigiamo il piede sul pedale delle riforme, senza farci prendere troppo la mano e rischiare di investire qualche passante che attraversa sulle strisce. In democrazia ci sono anche i semafori e le precedenze e le regole: se si vuole che i cambiamenti durino nel tempo, vanno rispettate.


Riprendiamo l’iniziativa nella comunicazione. Smettiamola di farci tirare per la manica e dare spazio alle mistificazioni. Difendiamoli noi i diritti costituzionali, a cominciare da quell’articolo 15 che garantisce la riservatezza delle conversazioni private, calpestato dalla pratica spionistica diffusa. Su questo punto rilanciamo l’iniziativa dell’associazione Lettera 22 “giornalisti per la libertà” per una petizione al presidente della Repubblica in difesa di questo diritto costituzionale calpestato.