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Non è una guerra tra Silvio e Fini

Scritto da Marcello de Angelis, 15-05-2010 08:00

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Pubblicato in : , Articoli 2010

Dal quotidiano "Libero" del 15 maggio 2010

Quello che è accaduto prima della focosa direzione nazionale del Pdl, ma soprattutto ciò che è avvenuto e sta avvenendo dopo quel doloroso confronto, ha più a che fare con gli equilibri irrisolti di An che con l’impossibilità di una leadership bicefala. Che ci siano problemi tra Fini e Berlusconi è innegabile, ma non c’è problema politico che non abbia una soluzione.

Le frequenti “conte” – su lettere, documenti, appelli – verificatesi in Parlamento dallo scioglimento di An ad oggi, non sono mozioni pro o contro Berlusconi, ma deleghe di rappresentanza. Berlusconi, insomma, non ne è l’oggetto bensì il destinatario. La conta è tra Fini e i suoi ex colonnelli – soprattutto alcuni - per vedere chi è legittimato a rappresentare la quota An. Da queste conte il mondo ex An è uscito sempre più mortificato e non ha dato una bella immagine di sé. I colleghi provenienti da Forza Italia le liquidano come litigi tra “berluscones e finioti”.
Berlusconi ne è ormai lucidamente consapevole.

Con la minaccia attuale di ben altre crisi, l’aventinismo di Fini è per lui più un fastidio che un problema. E comunque il manager Berlusconi i problemi è aduso ad affrontarli e risolverli, per consentire alle sue strutture di superare le impasse. Il premier sembra anche aver lucidamente compreso quale sia la vera natura dei due schieramenti e si sta muovendo di conseguenza. La stragrande maggioranza dei parlamentari che hanno scelto Fini, lo hanno fatto per liberarsi dal soffocante abbraccio dei loro ex capibastone, che invece hanno l’esigenza di riaffermare i loro padrinaggi.

Per lo più gli attuali finiani di punta non erano finiani quando Fini era il capo di An e, anzi, gli muovevano forti critiche e non condividono le posizioni eterodosse da lui assunte negli anni. Molti si aggirano intorno al mezzo secolo di età e hanno al proprio attivo trentacinque anni di attività, hanno ricoperto ruoli importanti nell’amministrazione, nei precedenti governi e in Parlamento e hanno un discreto seguito e prestigio personale. Mal sopportano l’idea di essere condannati a vita a restare capitani degli ex colonnelli, a fare i portatori d’acqua e, a volte, la carne da cannone delle lotte di potere altrui.

Questa realtà è ormai nota al Presidente del Consiglio e questa è plausibilmente la ragione per la quale Berlusconi ha voluto incontrare privatamente un discreto numero di questi ex capitani. In parte per capire da loro quale sia veramente la natura del contendere, in parte perché ha compreso che non si tratta di truppe ostili ma di personalità politiche che hanno a cuore il Pdl, gli riconoscono la leadership, ma ritengono che sia il partito che la sua conduzione potrebbero essere messi maggiormente in sicurezza riconoscendo e sciogliendo alcuni nodi critici.

Berlusconi è conscio del fatto che la soluzione è possibile, ha bisogno di riguadagnare stabilità per fare fronte ad eventuali problemi più grandi ed è ormai convinto che quelli che gli erano stati rappresentati come sfascisti e disfattisti hanno dimostrato senso di responsabilità e lealtà smentendo gli allarmi di imboscate e guerriglie parlamentari.

A lui risolvere conviene. Una rinfrescata alla classe dirigente potrebbe fargli comodo, come anche un ampliamento delle interlocuzioni. Ovviamente questo confligge con gli interessi – peraltro comprensibili – di chi ha da difendere rendite di posizione. L’importante è che a prevalere, alla fine, sia l’interesse del Pdl e la continuità del suo progetto per l’Italia.

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 15 Maggio 2010 14:41 )