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Muoia Iago, lunga vita al Pdl PDF Stampa E-mail
Scritto da Marcello de Angelis   
Martedì 29 Dicembre 2009 16:20
Difficile immaginarmi come una colomba, mi manca il physique du rôle. Ma siccome anche quelli che sulla stampa vengono definiti “falchi” non vestono meglio la parte, facciamo buon viso. Sto parlando - ahimé e ancora - della supposta diatriba interna (con annunci di golpe, strappi e scissioni, oltreché accuse di tradimenti, congiure e infamie) che sembra essere l’unica vera notizia politica riguardante il Pdl dalla sua nascita.
Ci assicurano - ormai da così tanto che ci sembra vero - che l’elemento principe della seppur breve storia del più grande partito dell’Italia democratica (e forse d’Europa), non sia lo straordinario consenso né la maggioranza “bulgara” in Parlamento, né giammai la rapidità e la capacità di fare riforme, né - ovviamente - la straordinaria prontezza dimostrata nel far fronte alla crisi economica planetaria.

Non lo è, nossignori. Il tratto caratteristico - e unico degno di alcune centinaia di prime pagine dei quotidiani - è la telenovela della competizione odiosa e senza esclusione di colpi tra Otello Berlusconi e Cassio Fini. Il Pdl, si deduce, è la  bella - ma un po’ oca - Desdemona.

La domanda vera però, cari signori, è: chi è Jago?
Per chi non ama Shakespeare o non ricorda di aver visto il film di e con Orson Welles, riassumo la trama. Otello - “il Moro di Venezia” che governa Cipro - ha una moglie bellissima e virtuosa (anche se, ribadisco, un po’ tonta) e ne è gelosissimo. Desdemona si annoia a morte a Cipro, con il marito che governa e scorrazza per i mari e che ogni tanto le porta in dono un bel fazzoletto.
C’è un bel giovane anch’egli virtuoso ma galante che si chiama Cassio, più giovane di Otello e suo vice, che genera nel Moro una leggera insicurezza. E infine c’è un tal Jago, che si presenta come il migliore e fedelissimo amico di Otello e fa il confidente della moglie, però le sottrae un fazzoletto dono del marito e lo dà a Cassio. Poi dice a Otello che Desdemona gli mette le corna con Cassio e gli mostra come prova il fazzoletto in possesso di quest’ultimo.

Otello perde il lume della ragione, strangola la moglie che lo supplica e protesta la propria innocenza, diventa praticamente folle e, scoperta la verità, si uccide e così la potenza di Venezia inizia il suo declino. Ora, comunque vada la storia, è evidente che l’infame non è Cassio, né Desdemona, né Otello. Si può dire che il Moro sia a volte un po’ deliderante, è vero anche che Cassio può risultare un po’ antipatico ed è in conclusione plausibile che Desdemona possa sembrare frivola, ma è indubbio che nessuno dei tre è sleale o scorretto. Il solo vero infamone della storia è Iago. Subdolo, lingua biforcuta, servile, piaggiaro, traditore, vigliacco e origine di tutti i mali è lui.

Purtroppo gli onesti sono spesso ingenui e facile preda dei falsi amici e purtroppo pochi capi, nella storia, hanno avuto la fortuna di sapersi circondare di amici veri. Quelli che lo hanno fatto, preferendo attorniarsi di re anziché di giullari e servi, sono diventati imperatori. Ma la loro grande virtù è stata la mancanza di paranoia, che ti fa vedere ogni persona valida come un potenziale concorrente, e l’assenza della vanità, che non ti fa rendere conto che quando uno dice sempre che sei il migliore, il più bravo, il più bello e che non sbagli mai, con tutta probabilità è uno che vuole farti fesso. O, nel migliore dei casi, è uno scemo.

I baroni di Carlo Magno erano suoi pari e se stava per fare un’idiozia facevano a gara per impedirglielo. I visir dei Califfi erano untuosi e facevano salamelecchi e intanto gli fregavano i soldi dalle casse e aspettavano che morisse per spartirsi le sue mogli e concubine.

Iago sapeva fingere alla grande, omaggiava il suo signore, era sempre presente, sollecito e servizievole. Parlava bene e, sicuramente, era anche un discreto scrittore. Ogni sera - o ogni mattina - faceva sicuramente rapporto al padrone portandogli la lista dei suoi veri o presunti detrattori, dei suoi potenziali concorrenti e plausibili nemici. Era un delatore, innanzitutto, che mescolava a denunce fondate le sue vendette personali e godeva del piccolo infimo potere di mettere in cattiva luce - e a rischio della sopravvivenza - chi gli stava antipatico o era meglio di lui.

Iago era invidioso della gloria altrui, dell’altrui successo e dell’altrui onore e cercava di brillare della luce del suo padrone, ma non potendo essergli pari si contentava di essere la sua spia e il suo boia. Ma in realtà era invidioso anche di lui e lo portò alla rovina.

Iago odia Cassio perché è stato nominato luogotenente in sua vece e odia Otello per avergli preferito Cassio. Iago sporca tutto e tutti, parla male di tutti e tradisce tutti. Alla fine uccide persino sua moglie Emilia, rea di aver parlato in difesa della virtù di Desdemona e di aver smascherato così le sue trame.

Iago alla fine fugge, ma viene inseguito e catturato. Shakespeare non ci dice che fine fa: forse viene lasciato a vivere nella miseria delle sue infamie, forse viene torturato a morte.
Ma tutto ciò che ha toccato è stato distrutto prima di lui, perché ognuno degli altri attori non ha saputo o non ha voluto fermarlo in tempo. Muoia subito Iago - io dico, invece - e lunga vita al Pdl.