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Liberi da liberi per

Scritto da Marcello de Angelis, 29-12-2009 16:52

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Pubblicato in : , Articoli 2010

La libertà non è un concetto inventato dai moderni. La libertà c’era prima dei liberali, per dirla con Quentin Skinner, e vieppiù prima dei libertari e persino dei libertini. Difficile trasformare la libertà in un -ismo. Malgrado il tentativo di molti, la libertà non si lascia catturare.
La libertà si cantava - e per lei già si combatteva e si moriva - prima che chiunque pensasse di aggetivarla. Prima che fosse libertà economica, o politica, culturale o cultuale, sessuale persino. La libertà, per gli antichi d’Occidente, era un concetto chiarissimo: libero è colui che non è schiavo.
E quando la servitù era un vincolo legalmente e istituzionalmente sancito era facile riconoscerla.
 
Ma libero non era solo non essere schiavo, cioè sottomesso all’altrui volontà per la propria stessa vita, essere altrui proprietà, essere in balia dell’altrui arbitrio, ma persino “non essere di alcuna utilità”, non “servire a nulla”, come la filosofia “che non serve a nulla perché non è serva di nessuno”. Un essere libero ha nel proprio esistere la giustificazione della propria esistenza, non deve essere “utile” a qualcosa o a qualcun altro.
Ma questo non ha mai significato non essere sub-ordinato a nulla, ma solo non subordinato a nessuno.

La libertà era una conquista anche per chi nasceva libero - e non lo era davvero fino alla maggiore età - e bisognava dimostrare di meritarla se si voleva far parte di una libera comunità, una tribù, una casta o una città. Essere libero - laddove non si scegliesse, a pieno diritto, l’isolamento dagli altri uomini - significava essere “parte” di un libero insieme, cittadini di un libero Stato.

Il nemico della libertà è sempre stato il potere, ma questo è vero solo se ci si mantiene sul piano individuale. Il potere di uno priva della libertà un altro, ma il potere di tutt’insieme è unica garanzia della libertà di ognuno: per questo gli uomini hanno da sempre deciso di stare insieme. È così che nasce la città; è così che il libero arbitrio di ognuno lascia il posto alla libertà civile.

Nell’evoluzione recente del concetto di libertà, la sua natura si è andata impoverendo, sino a diventare una parola “utile” e quindi prigioniera. È stata la libertà delle nazioni dagli imperi o dei popoli dalla soggezione ad altri popoli, poi è diventata libertà dallo sfruttamento economico, dalla sudditanza sociale, oggi è libertà di fare ognuno quello che gli pare, in una continua trattativa tra individui e istituzioni. Una parola buona per ogni occasione, da infilare nelle canzoni che si cantano sulla spiaggia intorno al fuoco di ferragosto, o da mettere sui cartelloni pubblicitari per evocare mari ed esperienze lontane.

Una nazione non è libera se non sa cosa sia la libertà, e i suoi cittadini non sono liberi se la nazione non è libera. Stiamo pagando ancora in tutto il pianeta le interpretazioni abusate del valore della libertà. Il comunismo lo ha trasformato in liberazione da tutti i vincoli tradizionali, imponendo poi sulla tabula rasa del nichilismo un potere nuovo, non di tutti ma di nessuno, e non a discapito di alcuni ma di ognuno. La peggiore tirannia della storia dell’umanità, perché oltretutto priva di alcun senso o giustificazione, per quanto discutibile.

Non meno tragicamente fuorviante però - e oggi è un dato acquisito - è risultato il mito strumentale del libero mercato, un concetto astratto che è finito per significare che il mercato dovesse essere privo di regole e di leggi. Ma solo gli adolescenti ribelli ignorano che le leggi e le regole esistono a tutela dei deboli contro i forti e non viceversa. Solo gli ignoranti possono illudersi che l’assenza di leggi renda più liberi tutti. Le regole sono la forza dei deboli; i forti non hanno bisogno di leggi per imporre il loro potere sui più deboli.

È oggi dunque il momento, soprattutto per noi, di ribadire cosa significhi essere liberi e quali siano le regole che garantiscano la possibilità di ognuno di esserlo.  Sta a noi ristabilire il limite invalicabile tra il potere di tutti - quello della nazione, delle istituzioni e dello Stato - che consente a ognuno di non cadere preda del potere altrui, e il potere individuale, quello dell’abuso e dell’arbitrio, che nelle istituzioni e nello Stato può anche nascondersi e annidarsi. Sta a noi ribadire che il potere pubblico non può essere asservito all’interesse privato, né di uno né di molti. E sta a noi spiegare come far sì che questo non accada, riscrivendo le regole con la libertà come stella polare.

Ma la libertà, per noi e per tutti, non è un concetto vago né una parola vuota. Non è poesia che si sostituisca alla politica, né utopia che abbandona il campo al cinismo quotidiano.
 
Essere liberi è non essere schiavi. Essere liberi è non essere servi. Essere liberi è non essere condizionati, limitati, obbligati nelle proprie scelte, non essere avviliti nella propria dignità, non essere frustrati nelle proprie ambizioni. Essere liberi non è “essere libero”, solo, egoista, avido, irriguardoso di chi e di ciò che c’è intorno, irresponsabile e prevaricatore. Essere liberi è essere una nazione libera. E quindi una nazione forte. Perché essere liberi è soprattutto poter stare in piedi sulle proprie gambe. E la forza del tutto è la forza di ognuno.
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