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Destra sociale e sinistra nazionale

Scritto da Marcello de Angelis , 04-02-2010 21:31

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Pubblicato in : , Articoli 2010

Esiste una cultura particolare alle origini del Pdl? Certamente no. Il Pdl è senz’altro un partito plurale. Un partito di tutti e quindi un partito di ognuno. Qualcuno ha sollevato un sopracciglio in merito ad alcune dichiarazioni in occasione dell’anniversario della morte di Bettino Craxi.

Certi hanno rinfacciato ad altri di aver cambiato il proprio giudizio sull’uomo, alcuni a certi altri di aver abbandonato gli ideali comuni del passato.

Cosa c’è dell’antico socialismo nei socialisti che oggi rappresentano, anche a livelli apicali, il partito di governo? E cosa c’è del liberalismo tradizionale di cui alcuni altri sono stati in passato risoluti testimoni? Altri erano addirittura comunisti o fascisti, democristiani o radicali. E allora è forse vero che esiste oramai un partito in cui, al di là dei punti programmatici, ognuno può liberamente essere quello che gli pare? Quando in Italia esisteva ancora la satira - sembra un secolo ma si tratta in realtà di pochi anni fa - e la satira era ovviamente di sinistra, facevano in televisione una parodia della “Casa delle libertà” nella quale ognuno faceva quello che gli pareva - in modo volgare e distruttivo ovviamente - giustificandosi col fatto che si trovava, appunto, nella “casa delle libertà”.

Il fatto che la parodia fosse interpretata da attori di sinistra giustificava forse la lettura un po’ pecoreccia del concetto di libertà; in fin dei conti le libertà a sinistra sono effettivamente vissute così (io sono libero di occuparti la casa e tu sei libero di scrivere sul muro della mia; io sono libero di drogarmi e tu sei libero di sfasciare le vetrine…).

Forse anche il fatto che di satira non ce ne sia più deriva dallo stesso problema: oggi in Italia la satira bisognerebbe farla sulla sinistra, ma i sinistri mancano di autoironia. Ma superata la parodia il concetto rimane: una casa comune dove a parte il dovere di rispettare quello che è di tutti sia un dovere anche il rispetto di ciò che appartiene a ognuno.

Rileggendo indietro i quindici anni di questa rivista abbiamo riscoperto che quando Craxi cadde in disgrazia, scelse l’esilio e in tale condizione morì, noi, che venivamo da una storia che non aveva condiviso certo i momenti felici della sua ascesa e del suo successo, spezzammo in suo favore lance numerose e alcune di queste sulla schiena dei suoi giudici e giustizieri che alcuni allora avrebbero voluto addirittura al nostro fianco. Non credo fosse scontato scrivere più di dieci anni fa che tra Antonio Di Pietro e Bettino Craxi fosse comunque più rispettabile il secondo.

Credo, anzi, che ci volesse anche un po’ d’incoscienza. Per fortuna scripta manent e anche se “la ragione è dei fessi” fa piacere averci visto giusto proprio quando tutti gli altri avevano il fumo negli occhi. Per alcuni, già più avanti per esperienza e comprensione delle cose, era facile vedere che tra la nostra Destra sociale e la Sinistra nazionale esisteva un ovvio inseguirsi di termini. Tra chi aveva scritto di “un fascismo immenso e rosso” e chi dipingeva invece il socialismo “in tricolore” le assonanze erano scontate, mancava solo l’opportunità di fare un pezzo di cammino insieme. Come spesso accade, poi, le opportunità arrivano agli uomini quando gli stessi uomini non sono più lì per coglierle. Io preferisco pensare che siano le idee - e i sogni - ad andare molto più veloci del tempo dei mortali. Così è la storia che arriva sempre in ritardo, sulle intuizioni, sulle visioni, sulle immagini ispirate e sui “giochi di parole”. Le parole che ad alcuni servono per imprigionare (in schemi, definizioni, etichette e gabbie) e ad altri invece servono per creare cose nuove. A chi sosteneva che dire “destra sociale” fosse come dire “ghiaccio bollente” o parlare di sinistra nazionale fosse come sentire un “silenzio assordante”, a chi asseriva che la coincidenza degli opposti andasse lasciata alla metafisica, abbiamo tentato di rispondere, non solo con le parole ma nei fatti, che le opposizioni erano solo nella loro testa, che non esiste un corpo che abbia una metà di destra e una di sinistra che si prendono a pugni tra loro, perché un corpo diviso a metà sono solo due pezzi di un cadavere. E il nostro corpo vivo, che era la Patria, non era divisibile in Nazione e Società e non c’era avversione tra lo Stato e il Popolo, come non ce n’è tra tradizione e futuro. A quegli uomini di allora - Bettino Craxi, Giano Accame - come a quelli tra noi che restano, non importava - come diceva il Grande Timoniere - da dove uno venisse… ma dove volesse andare, e soprattutto se ci volesse andare insieme. Noi - tutti noi - partiti da ogni dove, ci siamo ritrovati su una strada che, portandoci lontano da una guerra civile, conduceva dove la Patria poeva essere ritrovata, rinata e rifondata. Stiamo costruendo questo sogno e lo stiamo costruendo insieme. Il braccio sinistro aiutando il braccio destro e viceversa. Una sola testa per immaginare, un solo cuore per sognare.

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