| Quanti nuovi antifascismi! |
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| Scritto da Marcello de Angelis | |||
| Domenica 25 Aprile 2010 20:01 | |||
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I parametri di distinzione e opposizione della politica – quelli che i politologi, con la loro passione di rendersi incomprensibili chiamano cleavages – sono cambiati ad una rapidità di cui è difficile tenere traccia. Restano, della vetusta opposizione destra/sinistra, alcuni atteggiamenti che, nella storia, hanno generato due tipi diversi di antropologie. Tra questi resta l’antifascismo che, come fece notare Renzo De Felice quando, poco prima di morire, nel 1996, ne finì vittima con aggressioni alla sua persona ed attentati al suo domicilio, non ha bisogno del fascismo per esistere. La differenza sostanziale rispetto all’anticomunismo, che non è il suo uguale speculare, è che l’antifascismo non è l’opposizione ad una dottrina – che nel fascismo è di difficile identificazione – bensì l’odio nei confronti di un tipo di umanità.Non a caso si è giunti a parlare di ur-fascismo per indicare una latenza di questa tendenza insita in ognuno e della necessità quindi di una vigilanza permanente affinché questa non si manifesti nella società e nella storia. Mentre l’anticomunismo, nel rifiuto delle premesse e delle applicazioni di un’ideologia, “salva” la potenziale intelligenza o buona fede dei singoli comunisti e sospende l’avversione nel momento in cui il comunismo non rappresenti più una minaccia, l’antifascismo, imponendosi come missione di estirpare l’inestirpabile natura maligna insita nell’umanità, ha la necessità di cancellare i portatori fisici di questa devianza, proprio a partire da quelli intelligenti o onesti, che con il loro esempio potrebbero maggiormente risvegliare l’infezione nel loro prossimo. L’antifascismo si può applicare a qualunque singolo o categoria, con gli stessi metodi: demonizzazione, linciaggio, eliminazione, cancellazione della memoria. A sinistra questo tipo di antifascismo sopravvive ancora anche se, con toni espliciti, solo tra alcune frange di pericolosi imbecilli. Su indymedia se ne ha quotidiana testimonianza. C’è addirittura chi esulta per la morte di Raimondo Vianello, accusato di essere berlusconiano. L’antifascismo antiberlusconiano desidera l’estinzione fisica dello stesso Berlusconi, di tutte le sue creazione, dei suoi amici e familiari, in maniera agghiacciante quanto coerente con la sua storia. Sopravvive, ovviamente, anche grazie ad una più ridotta ma sempre agguerrita brigata di giornalisti militanti, che fanno della semina d’odio la propria missione, coerentemente con il proprio passato. Ma si tratta di un tipo di antifascismo banale e trito, che ripropone modelli di lettura che oramai fanno breccia solo nelle povere menti degli aficionados di indymedia. E nemmeno tutti. Buon esempio di questo stile è un reportage di recente diffusione su Current tv, intitolato “l’ascesa delle destre”. Lo stile narrativo è quello di sempre, tipo: raduno di reduci tedeschi da qualche parte sulle Alpi, vi partecipa un turista italiano il cui fratello va dallo stesso dentista di uno che faceva l’autista di un consigliere comunale ex-msi che da giovane ha conosciuto un attuale ministro del governo Berlusconi. Ergo: Berlusconi è nazista. La novità è che gli antifascismi trovano invece un nuovo brodo di coltura a destra o, più vagamente, nel centrodestra. Quello che ha avuto maggior fortuna e maggior spessore culturale è senz’altro l’anti-islamofascismo, coniato da Oriana Fallaci e che ha avuto coerenti rappresentanti in ex-antifascisti di sinistra come Paolo Guzzanti, Fiamma Nierenstein o lo stesso Giuliano Ferrara. La caratteristica laicista e illuminista di questo antifascismo è stata “sciupata” nel tempo dall’appropriazione delle sue istanze ultrasecolariste da parte di neo-convertiti al radicalismo cristiano. Per una nemesi assurda quanto tipica della storia, l’anti-islamofascismo è finito per essere il trampolino di lancio dell’attuale sottosegretario Daniela Santanché, che ha avuto l’abilità di spacciarlo come nuovissima versione di un fascismo tutto suo, ottenendo persino un seguito, seppur infinitesimale, tra chi ritiene di rifarsi oggi a Mussolini, e ha conquistato i due grandi quotidiani di centrodestra. La polemica anti-finiana ha dato vita ad un altro pirotecnico antifascismo che va dalle espressioni bossiane contro “i fascistelli di An”, alle sue note minacce di “andare a prendere i fascisti casa per casa per portare a termine il lavoro che non hanno concluso i partigiani”, alle accuse di “squadrismo” o semplicemente “fascismo” nei confronti dei veri o sedicenti portavoce del Presidente della Camera. Divertente a suo modo la dualità della critica nei confronti di Fini, che su uno stesso quotidiano viene linciato perché è un fascista da un autore e perché non lo è più da un altro, poche pagine più in là. In piena polemica un anonimo supporter delle tesi antifiniane ha scritto sul sito di Generazione Italia un attacco a “voi fascisti” che “occupavate le piazze” mentre lo scrivente, a suo dire, metteva su un’azienda con dodici dipendenti… Questo fa tornare istintivamente la memoria a tempi non lontanissimi – il primo governo Berlusconi, quando Alemanno e Fini si scontravano con un Tremonti non ancora convertito all’antimercatismo – quando gli esponenti della Destra sociale erano definiti “fascisti rossi” da alcuni esponenti di punta di Forza Italia (in particolare quelli ex comunisti come Sandro Bondi) e “comunisti neri” dai loro avversari interni in An, che allora venivano chiamati berluscones…
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