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Cosa diavolo state facendo? PDF Stampa E-mail
Scritto da Marcello de Angelis   
Domenica 02 Maggio 2010 00:00

 Sembra una domanda vaga, ma me la sento ripetere da giorni ovunque vada. Segue o anticipa una serie di valutazioni entusiaste sul passato recente, su come è cambiata l’Italia dal ’93 ad oggi, come ci siamo liberati da mezzo secolo di tirannie spalmate in tutti i campi della vita civile, su come, a poco a poco, stiamo liberando l’Italia dalla cappa del vecchiume ideologico e faccendiere della sinistra e del centro ereditati dal centrosinistra.

Mi si ricorda come tutto stava andando per il meglio insomma e come sembrava che dovesse continuare ad andare. E c’è ancora tanto da fare, abbiamo tenuto bene di fronte alla crisi, si respira un’aria nuova, c’è ancora ottimismo, ecc. ecc. Poi, di punto in bianco, il film è cambiato. O, piuttosto, sembra che dall’alto sia calato un altro schermo cinematografico a coprire il primo - dove il film dell’Italia che sta migliorando e funzionando va ancora avanti - ed è partito il film dello schifo assoluto di una telenovela fatta di stracci che volano, accuse di ogni genere, linciaggi, minacce, insulti. E tutti lì a giurare, scommettere (o addirittura a sperare) che il Pdl si sciolga come neve al sole.

E i più stupidi, i più irresponsabili e, diciamolo onestamente, quelli più animati da interessi personali e meno titolati a intervenire, scatenano la caccia all’untore, propongono pogrom, danno la colpa a l’uno e all’altro. Ma se questo è concesso ai giornalisti e ai parolai, a chi vive di scandali o li crea per professione e ai “tifosi”, agli spettatori, a quelli che fanno tradizionalmente massa nel pubblico delle esecuzioni capitali, altrettanta criminale leggerezza non è concessa a chi fa politica. E intendo dire in particolare chi la faceva a prescindere, quando non c’erano posti da spartirsi, quando non ci si guadagnava. Quelli - e sono tantissimi - che l’hanno fatta per decenni rimettendoci di tasca propria quando la prospettiva non era entrare in qualche casta, ma nemmeno di entrare in lista per le comunali. Hanno ragione: cosa diavolo stiamo facendo?

Ci stiamo prestando ai giochi di chi vuole condizionare la politica dal “di fuori”? Chi vuole decidere dal “di fuori” chi è legittimato o meno? Vogliamo fare il gioco dei mestatori che vogliono condizionare le nostre scelte? Al di fuori delle rubriche quotidiane delle “lettere al direttore” (che noi giornalisti sappiamo bene come si facciano) ognuno di noi si confronta tutti i giorni con un mondo reale di cittadini ed elettori confusi e destabilizzati dalla malastampa che, malgrado tutto, ci chiedono di non lasciarci strumentalizzare, di non mandare “tutto in vacca” perché una signora vuole un ministero anziché solo un sottosegretariato o perché ci sono giochi di corte per chi deve essere il favorito o la favorita di questo o quel sultano. Sembra di stare alla quarta Crociata.

Mi rendo conto che si tratta di una citazione presuntuosa, perché la storia non la studia più nessuno ma, per capirci, si tratta di quella che doveva essere diretta contro i musulmani, ma si risolse nel saccheggio di Costantinopoli da parte dell’esercito crociato e portò alla morte e alla spartizione dell’Impero bizantino. Un impero cristiano che si era offerto come trampolino per la crociata.

Purtroppo, eserciti di avventurieri, che vestivano la Croce non per fede o spirito di milizia, ma per poter andare a raccogliere gloria e bottino a scapito degli islamici, arrivati in una città piena di chiese cariche d’oro e cose preziose e popolata più di ricchi mercanti dalle belle mogli che di soldati, finirono per dirsi: «Perché arrivare fino a Gerusalemme quando si può rubare e violentare senza rischio e senza andare così lontano?» e finirono per profanare basiliche anziché moschee, sgozzare cristiani anziché maomettani, impalare vescovi anziché imam e prendersi come schiave fanciulle cristiane anziché deflorare vergini musulmane.

Tornarono a casa tutti ricchi e felici. Ma i luoghi santi erano ancora sotto la Mezzaluna e la seconda Roma non c’era più e con lei era sparito l’Impero d’Oriente. Seguì una storia di feudi, regni separati, guerre interne che durarono per secoli. E a nulla valsero le mobilitazioni per successive crociate che ricrearono solo brevemente l’unità dei cristiani, ormai separati tra loro dal sospetto e dalla cupidigia. Noi siamo entrati a Costantinopoli con la missione di andare ancora oltre, a portare a termine una missione storica.

Vogliamo tollerare che tutto vada a monte permettendo ai tanti che sono venuti con noi per partecipare a una facile vittoria, costruita sul nostro sangue, di darsi al saccheggio, di scatenare faide o perdersi in cospirazioni di Palazzo? Io dico che sarebbe una fine ben meschina. E che i nostri figli ci sputerebbero in faccia se lo consentissimo. Abbiamo combattuto battaglie peggiori e siamo sopravvissuti. Abbiamo sconfitto nemici più agguerriti. Serriamo le fila.