| Tornare ad essere protagonisti, anche sulla scena mondiale |
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| Scritto da Marcello de Angelis | |||
| Martedì 25 Marzo 2008 15:27 | |||
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Questo numero di Area è dedicato al “programma”. Alcuni osservatori hanno rimarcato che nei documenti del centrodestra uno spazio ridotto è dedicato alle relazioni internazionali. Questo è perché il futuro eventuale governo prediligerebbe l’assunzione di una politica estera non condizionata da scelte ideologiche ma piuttosto dal pragmatismo e dal realismo politico. Essendo un cultore della materia non ho potuto resistere comunque alla tentazione di formulare delle proposte che ho offerto come contributo alla riflessione per il nuovo soggetto politico. Parto ovviamente dalla convinzione che non ci sia nulla di dato se non il nostro essere noi stessi, la nostra volontà di affermazione e il nostro dovere di salvaguardare l’interesse della nostra Patria e dei suoi cittadini nei confronti di chiunque e qualsiasi cosa. La dignità di un popolo è nel suo orgoglio di essere nazione. Una nazione deve innanzitutto essere «più forte in casa propria, perché questa è la condizione imprescindibile perché abbia una influenza al di là delle proprie frontiere». Non è più tempo di nazionalismi chiusi, siamo convinti che non possa esistere una Italia forte senza una Europa forte. La costruzione dell’Europa resta quindi la priorità assoluta in politica estera, poiché senza un’Europa che si assuma il proprio ruolo di potenza, il mondo sarà privo di un necessario polo di equilibrio. Non si tratta di mettersi in competizione con gli Usa, ma «alleati non vuol dire allineati e bisogna sentirsi perfettamente liberi di esprimere il proprio consenso come il proprio dissenso, senza compiacenze né tabù». L’Unione dispone di tutta la gamma necessaria di strumenti d’intervento nelle crisi militari, umanitarie o finanziarie, quindi deve affermarsi progressivamente come un attore di rango principale della pace e della solidarietà nel mondo, in collaborazione con le Nazione Unite e l’Alleanza Atlantica. Non c’è competizione tra la Nato e l’Unione, bensì complementarietà e, semmai, la volontà di contare di più all’interno dell’Alleanza stessa, visto che su 26 membri, 21 sono anche membri dell’Unione. Solo un’Europa forte e coesa potrà affrontare le tre istanze prioritarie della nostra epoca - l’immigrazione, la crisi energetica e la tutela dell’ambiente - e intervenire congiuntamente e rapidamente. In cima alla lista delle priorità c’è senz’altro la necessità di prevenire un conflitto tra l’Islam e l’Occidente. Per ottenere questo risultato è necessario «incoraggiare e aiutare, in ogni Paese musulmano, le forze della moderazione e della modernità affinché possano far prevalere un Islam aperto e tollerante, che accetti le diversità come arricchimento». «Prevenire uno scontro tra Islam e Occidente, significa risolvere le crisi del Medio Oriente. Fino a cinque anni fa, la regione conosceva una sola crisi (il conflitto israelo-palestinese), oggi ve ne sono quattro (Palestina, Libano, Iraq e potenzialmente Iran), molto differenti, ma che rischiano ogni giorno di più di legarsi tra loro». La soluzione definitiva al pericolo di conflitto tra Islam e Occidente è la creazione dell’Unione del Mediterraneo, che stabilisca un sistema di «solidarietà concrete, costruito su quattro pilastri: ambiente e sviluppo durevole; dialogo tra culture; crescita economica condivisa e sviluppo sociale; spazio di sicurezza mediterranea». Ecco alcune proposte concrete per realizzare questi obiettivi: a. Ridefinire una carta delle priorità strategiche in base alle necessità dell’interesse nazionale. b. Consolidare e rafforzare le partnership commerciali, in particolare con il sud del Mediterraneo, con nuovi accordi bilaterali sugli scambi, lo sfruttamento compatibile delle risorse naturali (energetiche, prodotti del mare, idriche) e la protezione dell’ambiente. c. Stipulare accordi quadro con i Paesi di origine dell’immigrazione - in particolar modo dell’area del Mediterraneo - per realizzare alla fonte una selezione ed una formazione culturale e professionale che trasformi i flussi incontrollati in “immigrazione di qualità”. d. Favorire con ogni strumento il ritorno all’origine delle risorse umane una volta formate e specializzate affinché possano essere valido strumento di crescita socio-economica nei loro Paesi. e. Rafforzare la cooperazione con i Paesi terzi del Mediterraneo nel campo della produzione energetica, della sicurezza, della formazione universitaria e nella formazione degli amministratori, del personale civile e militare nonché nella implementazione delle normative e dei protocolli internazionali. f. Potenziare gli strumenti volti alla diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo e rilanciare le istituzioni preposte al mantenimento dei legami tra la Madrepatria e le comunità all’estero. g. Partecipare a tutti i tavoli di mediazione volti a trovare soluzioni ai conflitti che interessano l’area del Mediterraneo per tornare ad assumere un ruolo di protagonista nella Regione. h. Rinegoziare i trattati internazionali, soprattutto quelli tattico-militari, per riallinearli alle modificate condizioni geostrategiche, assicurare e richiedere maggior partecipazione e rappresentanza negli organi direttivi di ognuna delle strutture preposte.
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